Se il giudice nominato da Trump alla Corte Suprema prende le distanze dal presidente

Le ultime critiche a Donald Trump arrivano dal giudice Neil Gorsuch, l’uomo da lui stesso scelto per sedere sul nono scranno, vacante, della Corte Suprema. In un colloquio con il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, Gorsuch, in attesa di essere confermato dal Senato, ha preso le distanze dal presidente degli Stati Uniti dicendosi «demoralizzato e amareggiato» dagli attacchi al sistema giudiziario compiuti da Trump, che ha criticato duramente i giudici di Seattle e San Francisco che hanno frenato il suo ordine esecutivo del 27 gennaio, che sospendeva temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana. «Credo che abbia il dovere di rendere chiare le proprie opinioni al popolo americano», ha spiegato in una conference call con i giornalisti Blumenthal, che fa parte della commissione giustizia del Senato. La delusione di Gorsuch — espressa in privato, ma confermata anche da un suo portavoce e da un consigliere della Casa Bianca — si riferisce agli attacchi che negli ultimi giorni il presidente ha rivolto al giudice di Seattle James Robart, un repubblicano nominato da George W. Bush e definito su Twitter «cosidetto giudice», e ai tre «vergognosi» membri della Corte d’Appello del nono circuito di San Francisco che stanno valutando la sospensione al bando imposta da Robart, «incapaci», a detta di Trump, «di comprendere un concetto alla portata di un pessimo studente di liceo: non li voglio definire di parte, ma questa corte sembra davvero politicizzata». Un attacco duro, quello di Trump, che persino secondo il conservatore Wall Street Journal «mette in dubbio l’integrità della corte» e che mina l’indipendenza del sistema giudiziario in un Paese in cui, notano esperti di ogni orientamento politico sui principali media americani, i presidenti raramente intervengono sulle decisioni dei tribunali: le dichiarazioni di Trump, infatti, rompono con una tradizione importante, «necessaria per preservare la separazione dei poteri, pilastro della democrazia americana che garantisce al sistema giudiziario di mantenere un potere di controllo sul ramo esecutivo». Una tradizione che ha spinto Gorsuch, nominato il 31 gennaio per succedere ad Antonin Scalia, morto lo scorso anno, a prendere le distanze dalle affermazioni del presidente.

Corriere della Sera, 9 febbraio 2017

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