L’Fbi arresta l’autore del tweet che aveva causato l’attacco epilettico di un giornalista

Quando la moglie Theresa, lo scorso 15 dicembre, ha trovato il giornalista di Newsweek Kurt Eichenwald in preda a una crisi epilettica sul pavimento dello studio nella loro casa di Dallas, in Texas, ha capito immediatamente cosa era successo. Sullo schermo del computer c’era un immagine stroboscopica che lampeggiava allegata a un tweet, scritto tutto in maiuscolo: «TI MERITI UN ATTACCO EPILETTICO PER IL TUO POST». Dopo aver chiamato il 911, la signora Eichenwald rispose all’utente @jew_goldstein, autore del messaggio: «Sono sua moglie, gli hai causato un attacco. Ho le tue informazioni e ho chiamato la polizia per denunciare l’agguato».

Del suo aggressore, però, Eichenwald — 55 anni e 318 mila follower sul social network che hanno assistito in diretta alla vicenda — aveva soltanto un profilo anonimo sul social network e un sospetto: l’attacco era dovuto a un articolo critico che aveva scritto sui conflitti di interesse di Donald Trump. Non era la prima volta che riceveva attacchi simili, e per questo aveva reso nota la propria malattia, ottenendo solo nuove minacce. Fino ad allora, però, nessuno era riuscito a provocargli una crisi. L’agguato di @jew_goldstein, invece, aveva lasciato strascichi per settimane, a cominciare da alcuni problemi di linguaggio, ma nessun indizio.

Per scoprirne l’identità, Eichenwald si rivolse quindi al tribunale di Dallas, citando in giudizio Twitter per ottenere le informazioni personali dell’utente. Nonostante le proteste di un anonimo «John Doe» (un nome fittizio usato per indicare una persona la cui reale identità è sconosciuta o deve restare tale) che presentò una contro-citazione, la società di Jack Dorsey decise di collaborare alle indagini. È così che venerdì l’Fbi ha arrestato John Rayne Rivello, un 29enne di Salisbury, in Maryland, accusato di cyberstalking criminale diretto a uccidere o causare problemi fisici.

Nell’account Twitter di Rivello, conferma il dipartimento di Giustizia, gli agenti hanno trovato le prove che l’uomo era a conoscenza della malattia del giornalista e la conferma che ha agito intenzionalmente, mettendo a punto un piano specifico per colpire il giornalista, che in questi tre mesi ha ricevuto circa 40 nuovi agguati e li ha denunciati all’Fbi. L’agenzia federale non ha rivelato come è riuscita a risalire a Rivello, ma il caso, scrive il New York Times, è diventato emblematico di come strumenti online possano essere utilizzati come armi fisiche. La domanda è: possono essere equiparati davanti alla legge? «L’email ricevuta da Eichenwald non è diversa da un pacco bomba o da una busta di antrace: provocano tutti conseguenze fisiche», sostiene Steven Lieberman, l’avvocato del giornalista. Per questo ora Rivello rischia fino a 10 anni di prigione.

Corriere della Sera, 18 marzo 2017

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