L’addetto stampa più bersagliato alla Casa Bianca? Non è Spicer

Per trovare un portavoce della Casa Bianca simile a Sean Spicer bisogna risalire fino alla presidenza Nixon, che nei suoi cinque anni si affidò a Ron Ziegler, un 29enne del Kentucky inesperto quanto leale, che rimase vicino fino all’ultimo — anche mentre la barca naufragava nella tempesta del Wategate, che minimizzò su ordine del presidente arrivando a criticare i giornalisti del Washington Post — al suo datore di lavoro. Come Trump, Nixon usava il suo portavoce come un manganello contro la stampa, racconta John Farrell su Politico Magazine, e se Spicer non è inesperto quanto lo era il suo predecessore, di certo è allo stesso modo uno «strumento di guerra in mano al presidente». Di Nixon, Trump ha seguito lo schema d’azione nei confronti della stampa, definita «il nemico del popolo americano». Durante lo scandalo Watergate, Ziegler guadagnò sempre più importanza al fianco del presidente, ma fino all‘ultimo restò una semplice pedina degli scacchi, non un giocatore. Questo, per sua fortuna, lo aiutò a non finire in prigione come gli altri uomini del presidente: era fuori dal cerchio ristretto di Nixon — non arrivò mai a essere un confidente — e alla riunioni in cui veniva infrante la legge lui semplicemente non era invitato.

Corriere della Sera, 20 marzo 2017 (rassegna stampa)

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