Ed Blakely: «Mai scontrarsi con la natura: ecco la chiave per ricostruire»

Nella sua lunghissima carriera, l’esperto di emergenze americano Edward Blakely ha lavorato in ogni continente: ha cominciato in Italia, con due interventi nella ricostruzione post bellica dell’Emilia, e, dopo una vita spesa nel suo Paese, da dieci anni si è trasferito in Australia, dove insegna «Urban, regional planning and policy» all’Università di Sydney. Protagonista dietro le quinte della ricostruzione dopo alcuni dei più grandi disastri americani – dal terremoto di San Francisco del 1989 all’11 settembre newyorkese –, il suo nome è però legato alla rigenerazione di New Orleans dopo l’uragano Katrina, per la quale è stato nominato commissario unico fra il 2007 e il 2009, quando presentò le dimissioni, dal sindaco Ray Nagin. «Avrei dovuto presentarle prima», ha commentato anni dopo, ricordando le continue polemiche degli anni in Louisiana.

Nato nel 1937 in California, dove ha studiato fra Riverside, Berkeley e Los Angeles, venerdì 31 marzo alle 19 Blakely sarà ospite della quinta edizione della Biennale democrazia di Torino per discutere del ruolo che i cittadini possono avere nella prevenzione delle catastrofi, come i recenti terremoti che hanno colpito l’Italia centrale, e nella successiva fase di intervento. «A Torino parlerò della necessità di ricostruire la struttura sociale delle comunità colpite da un disastro: spesso, infatti, ci concentriamo troppo sulla rigenerazione fisica e non abbastanza sull’importanza di riorganizzare il tessuto sociale. La democrazia, invece, è la prima cosa che viene distrutta in caso di disastro», anticipa via mail al Corriere della Sera, rievocando il «grande senso di comunità e di famiglia» che sentì durante i suoi esordi emiliani.

L’Italia, per Blakely, è però soprattutto utile a spiegare gli errori che l’uomo dovrebbe evitare per non scontrarsi con la natura. «Il problema in Italia è che si è edificato su montagne il cui sistema vulcanico interno sta reagendo ai cambiamenti della terra: il nostro obiettivo dovrebbe essere di costruire insieme alla natura, non contro di essa come successo a New Orleans, dove si è edificato sul mare», spiega. Questi disastri naturali, secondo lo studioso americano, non potranno che aumentare con il cambiamento climatico, e «nessuna struttura realizzata dall’uomo sarà in grado di limitarli». Per questo motivo, afferma, «dovremmo anche prendere in considerazione l’ipotesi di spostare intere città e paesi, come nel caso di New Orleans».

Alla città della Louisiana Blakely deve soprattutto gli episodi più turbolenti della sua carriera. I due anni passati sulle sponde del Mississippi sono stati contraddistinti dalle polemiche con i cittadini – che arrivò a definire pagliacci – e con i giornali locali, in particolare il Times-Picayune che lo criticava per colpire il sindaco Nagin. Lo «zar» della ricostruzione, dal canto suo, rispondeva con dichiarazioni affilate che il New York Times, già nel 2007, definì getti d’acqua fredda in faccia alla città, e si lamentava pubblicamente della corruzione e dell’inefficienza della politica: «il governo locale non era preparato a un disastro così vasto», ripete ancora oggi.

Eppure, sebbene ritenga che la risposta all’emergenza non sia stata impeccabile, a distanza di otto anni Blakely afferma che la città «è oggi più sicura e forte, fisicamente ed economicamente» e stila una lista delle lezioni imparate da quell’esperienza. «La prima è che bisogna pianificare per il futuro, non ricostruire semplicemente il passato», spiega. «La seconda che è necessario pensare a una resilienza con in testa il cambiamento climatico, in modo da riorganizzare anche aree che non sono state danneggiate. Poi, ed è il terzo punto, serve stare attenti all’economia: quella del passato difficilmente resiste dopo i disastri, quindi è importante svilupparne una a prova di futuro. Infine, bisogna ricostruire le istituzioni democratiche insieme agli edifici, che vanno progettati insieme alla natura, e non contro di essa». Quattro lezioni da tenere in mente per le opere di ricostruzione in corso nel nostro Paese.

Corriere della Sera, 23 marzo 2017

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