Una pizza non da gourmet, ma di straordinario successo

La copertina di Bloomberg Businessweek di questa settimana è dedicata alla stupefacente rinascita di Domino’s, la catena di pizzerie americana che è ripartita da un’ammissione: la pizza che vendono non è buona. Nonostante il palato degli americani si sia evoluto notevolmente negli ultimi decenni, infatti, la ricetta della pizza di Domino’s non è cambiata granché nei 57 anni successivi alla fondazione: l’unica innovazione di rilievo era un mestolo dal fondo piatto che aiuta i dipendenti a spargere la salsa uniformemente e velocemente, introdotto nel 1985. Ma se la produzione è rimasta decisamente tradizionale, l’azienda ha puntato tutto sulla tecnologia per riconquistare terreno rispetto ai rivali, in particolare Pizza Hut: negli ultimi anni ha introdotto decine di modi diversi per ordinare la pizza con il minimo contatto umano e un ampio contatto digitale — social network, emoticon, Apple Watch, fra le altre cose — oltre a un tracking della pizza, a un sistema di Gps per i fattorini e a un mezzo speciale per le consegne. È grazie a queste e altre innovazioni che un’azienda che nel 2008 registrava un forte calo delle vendite ha visto le proprie azioni crescere di 60 volte e raggiungere un valore di 9 miliardi di dollari. Come sottolinea Chase Purdy su Quartz, un investimento in azioni Domino’s fatto a inizio 2010 ha avuto un rendimento del 2000%: molto più di Facebook, Google, Apple e persino più di un’azienda in crescita vorticosa come Netflix.

Corriere della Sera, 23 marzo 2017 (rassegna stampa)

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