Neil Gorsuch giura e porta una ventata conservatrice alla Corte Suprema

Dopo la conferma ricevuta venerdì dal Senato con 54 voti favorevoli e 45 contrari grazie alla cosiddetta opzione nucleare – il cambiamento in corsa delle regole da parte del partito repubblicano per evitare l’ostruzionismo democratico e permettere un voto a maggioranza semplice — il nono giudice della Corta Suprema Neil Gorsuch presterà oggi giuramento ritrovandosi a giocare un ruolo fondamentale negli ultimi due mesi di lavoro del massimo tribunale americano prima delle vacanze. Nominato da Trump a fine gennaio, con il giuramento di oggi Gorsuch — che ha 49 anni e dovrebbe avere una lunga vita all’interno della Corte – ha posto fine a quattordici mesi di aspra battaglia politica, segnata dal muro alzato dai repubblicani contro il giudice Merrick Garland, scelto da Obama dopo la morte di Antonin Scalia a febbraio del 2016 e mai degnato di un’audizione dai conservatori: un presidente uscente, sostenevano, non ha diritto di nominare un giudice nell’ultimo anno del suo mandato.

L’ingresso del 113esimo giudice della storia riaprirà quindi la spaccatura ideologica della Corte, che per oltre un anno è stata in parità o pendente a sinistra, e molto probabilmente avrà un impatto immediato sui lavori, a cominciare dall’interpretazione del Secondo Emendamento della Costituzione, quello che garantisce il diritto a possedere armi. Già giovedì, infatti, Gorsuch si troverà a valutare se ascoltare o meno un appello dei militanti pro armi che hanno fatto ricorso contro due sconfitte ottenuti in tribunali minori: l’istanza più importante è stata presentata da attivisti che chiedono alla Corte di stabilire che il diritto di possedere armi per autodifesa si estende anche al di fuori delle mura domestiche; nel secondo caso si tratta di stabilire se alle persone condannate per determinati crimini possa essere proibito il possesso di armi.

Negli stessi giorni è attesa una decisione su una controversia riguardante l’obbligo per i datori di lavoro di offrire i propri servizi matrimoniali anche per le unioni fra persone dello stesso sesso: il caso riguarda un pasticciere di Denver che si era rifiutato di vendere una torta nuziale a una coppia gay. I giudici si troveranno inoltre a decidere se ribaltare la sentenza che ha definito incostituzionali le restrizioni nel voto in North Carolina, che riguardano — «con precisione chirurgica» — gli afroamericani. La presenza di Gorsuch, però, sarà fondamentale in una decisione, a lungo rimandata, riguardante la separazione fra Stato e Chiesa. In Missouri una scuola affiliata a una chiesa luterana ha fatto ricorso contro il rifiuto dello Stato di farla partecipare a un programma di sussidi pubblici: per questo la Trinity Lutheran Church sostiene che le istituzioni religiose sarebbero discriminate dai programmi statali, e si è appellata alla Corte Suprema. Senza considerare che presto i nove giudici si troveranno a decidere del travel ban di Trump, il bando all’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette Paesi musulmani: sarà proprio questo caso, secondo i senatori democratici, a mettere alla prova l’indipendenza del giudice del Colorado.

Sebbene il massimo tribunale americano abbia una salda impronta conservatrice da quasi cinquant’anni, negli ultimi tempi aveva preso una direzione più moderata sotto la direzione del giudice capo John Roberts, nominato da George W. Bush nel 2005, che aveva guidato una corte a maggioranza repubblicana verso una serie di decisioni favorevoli ai democratici fra il 2013 e il 2015: dai matrimoni fra persone dello stesso sesso alla conferma della riforma sanitaria di Obama. Gorsuch — che secondo gli oppositori in Senato, sarebbe vicino agli attivisti per le armi, alle organizzazioni antiabortiste e al mondo aziendale — porterà dunque una ventata conservatrice, forte della solida reputazione che si è guadagnato con le sue decisioni alla Corte d’Appello del Decimo Circuito di Denver, contestate in passato da ambientalisti, femministe e sindacati. La sua nomina al posto di un altro giudice repubblicano non cambierà dunque la maggioranza della Corte, ma rispecchia la polarizzazione della Corte, e quindi del Paese: non è un caso se è la prima volta che l’opzione nucleare viene utilizzata per confermare un giudice. La sua scelta, soprattutto, avrà un impatto sulla vita conservatrice del massimo tribunale: con la sua nomina, infatti, Trump influenzerà la vita politica e sociale del Paese per almeno tre decenni. Ed è questa la vera eredità lasciata da un presidente.

Corriere della Sera, 10 aprile 2017

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