La storia del cinema di comunità Perugia riaperto (e riempito) col crowdfunding

«La storia del PostModernissimo non meriterebbe di essere raccontata se si fosse trattato solo del divertissement di un gruppetto di giovani amanti del cinema. Non lo sarebbe neppure se fosse solo l’ennesimo, lodevole tentativo di arginare la chiusura di storiche sale cinematografiche. Per capirla bene — scrive su Internazionale Angelo Mastrandrea, ex vicedirettore del Manifesto — bisogna fare un passo indietro, fino al 2014». In quell’anno, mentre in tutta Italia chiudevano le storiche sale cinematografiche, schiacciate fra la crisi e i multisala, a Perugia quattro giovani appassionati hanno pensato di creare un «cinema di comunità» rilanciando il vecchio Modernissimo, chiuso da quasi quindici anni. Hanno avviato una campagna di crowdfunding senza crederci neanche troppo, e si sono ritrovati in poco tempo con una fila di persone «pronte a donare 10 euro e a metterci la faccia». In poco tempo hanno raccolto 40 mila euro fra la comunità locale, che hanno costituito la base per far ripartire l’impresa insieme a due finanziamenti europei e un mutuo bancario. Due anni dopo, si sono ritrovati con 50 mila biglietti staccati, le sale puntualmente esaurite e un rimorso, che è anche il segno del loro successo: oggi le tre sale le avrebbero fatte più capienti.

Corriere della Sera, 11 aprile 2017 (rassegna stampa)

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