New York, la chiesa simbolo dell’11/9 costretta a chiudere dall’affitto troppo alto

Nei giorni terribili dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, la piccola chiesa cattolica di St. Joseph, di fronte alle Torri Gemelle, si trasformò nel centro di comando per i soccorritori al lavoro fra le macerie del World Trade Center, diventando un simbolo dello spirito e della rinascita newyorkese dopo la tragedia. Con il passare delle settimane, il pastore arrivò addirittura a celebrare la messa sotto un tendone all’aperto, permettendo così ai soccorritori di mangiare e riposarsi nei propri locali. St. Joseph rappresentò all’epoca anche un appiglio per la comunità di Battery Park, il quartiere del sud di Manhattan flagellato dalle polveri, dai detriti e dal lutto, che nei primi mesi dopo la tragedia si era svuotato completamente. Quando i residenti cominciarono a tornare nelle proprie case, tre mesi più tardi, organizzarono una raccolta fondi in tutto il Paese promettendo di restaurare la chiesa e trasformandola nel memoriale cattolico di quegli attacchi. Eppure, dopo aver contribuito alla rinascita di un quartiere che in quei primi mesi era diventato fantasma, la chiesa rischia ora di essere sfrattata proprio a causa della nuova vita di Battery Park.

Con la riqualifica del quartiere — un tempo in mano alla classe media, oggi per lo più dominato da appartamenti di lusso —, l’affitto di St. Joseph è triplicato improvvisamente nel 2014, arrivando a 264 mila dollari all’anno e costringendo la parrocchia a chiedere un grosso prestito (da 540 mila dollari) all’arcidiocesi di New York. In questi giorni, però, il nuovo parroco Jarlath Quinn, arrivato a luglio, ha deciso che il debito non è più sostenibile. Nonostante l’arcidiocesi abbia ottenuto uno sconto da LeFrak — il colosso del real estate che è co-proprietario del complesso residenziale Gateway in cui si trova St. Joseph — i 230 mila dollari richiesti restano, secondo il parroco, fuori portata per la piccola chiesa cattolica, che si dovrebbe mantenere con le offerte (sulle quali paga una tassa all’arcidiocesi dell’8%), ma che nell’ultimo anno ha raccolto soltanto 164 mila dollari.

L’atteggiamento di Padre Quinn, però, ha fatto infuriare il piccolo gruppo di parrocchiane che si batte per la salvezza della chiesa. Sopravvissute agli attacchi dell’11 settembre e convinte dell’importanza simbolica di St. Joseph, le donne sostengono che il parroco abbia sminuito i loro sforzi e l’importanza della chiesa per Battery Park: per risparmiare, infatti, Quinn ha ridotto il servizio nelle mattine feriali e il sabato, e ha trasferito i servizi per bambini nella vicina chiesa di St. Peter, sempre parte della parrocchia, a meno di un chilometro di distanza. St. Joseph, però, resta l’unica chiesa cattolica di un quartiere con 13 mila residenti.

A confermare i dubbi delle parrocchiane è anche l’arcidiocesi di New York, che si conferma disponibile ad altri prestiti e sostiene di non aver influito in alcun modo sulla decisione di Quinn, che ha suscitato qualche perplessità anche nell’ex parroco Kevin Madigan, a capo della chiesa l’11 settembre e durante la lunga crisi successiva. «L’arcidiocesi non viene a richiedere i prestiti», puntualizza Madigan. Le trattative sono ancora in corso, ma padre Quinn ha già annunciato che, se la situazione resterà così, a giugno si arriverà alla chiusura di un simbolo newyorkese e americano. Sempre che non capiti un miracolo.

Corriere della Sera, 23 aprile 2017

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