Se i Repubblicani cominciano davvero a pensare all’impeachment

L’ultima volta che i conservatori avevano pensato così seriamente a una presidenza Pence, Donald Trump non era ancora stato eletto ed era appena divenuto pubblico un video in cui ammetteva di assaltare sessualmente le donne. Negli ultimi mesi i repubblicani sono stati spesso accusati di mettere il partito davanti al Paese, eppure, in questi giorni costellati di scandali — dal licenziamento in tronco del direttore dell’Fbi alla diffusione di informazioni classificate, fino alla presunta interferenza nelle indagini sui rapporti fra Michael Flynn e la Russia — alcuni membri dello schieramento hanno cominciato davvero a valutare l’ipotesi di promuovere il vice presidente (rimuovendo Trump). Si tratta di un’ipotesi ancora remota — scrive Politico, che cita diverse fonti, fra cui un’anonimo deputato repubblicano — ma che ha guadagnato consenso all’interno di un partito che si è stufato di difendere Trump ed è allarmato dalla sua condotta nell’ufficio ovale (specie ora che è stato nominato un procuratore speciale per condurre un’indagine davvero indipendente sul Russiagate, leggi gli articoli sul Corriere, sfiorando l’icona blu). La speranza di una presidenza Pence «è il segreto peggio custodito di Washington»: dal Congresso a K Street, la strada dei lobbisti, numerosi repubblicani preferiscono infatti l’ex governatore dell’Indiana — un uomo religioso e di rigorose convinzioni conservatrici, ma soprattutto piuttosto prevedibile — a Donald Trump. «Avere Pence in panchina è una delle poche cose in grado di placare i nervi dei repubblicani», sostiene lo storico Douglas Brinkley, che nota similitudini e differenze fra l’attuale vice presidente e Gerald Ford, l’uomo che sostituì Richard Nixon dopo le dimissioni per lo scandalo Watergate: «Entrambi con pochi nemici, con un temperamento e una personalità simili». Pence ha però un fardello che Ford non si portò all’ufficio ovale: mentre il secondo fu nominato dopo le dimissioni del vicepresidente Spiro Agnew, e non fu quindi eletto con Nixon, il vice presidente potrebbe pagare l’impegno in campagna elettorale a favore di Trump. La transizione non scorrerebbe dunque così liscia, scrive Politico, che tuttavia ha trovato conferme di una situazione anomala diventata ieri di dominio pubblico: Pence ha formato un proprio comitato d’azione politica, cosa inusuale per un vicepresidente. Un dettaglio, scrive il quotidiano, «che conferma le ambizioni politiche di Mike Pence».

Corriere della Sera, 19 maggio 2017 (rassegna stampa)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Corriere della Sera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...