Kushner non si ritirerà, ma ecco che cosa ha da temere

Jared Kushner non ha alcuna intenzione di ritirarsi o fare un passo indietro rispetto al ruolo che attualmente ricopre alla Casa Bianca, scrive il New York Times in un articolo che analizza le manovre del pool di avvocati di Trump per contenere gli effetti delle rivelazioni emerse sui contatti tra il genero e l’ambasciatore russo a Washington. Eppure dal «Russiagate» Kushner ha comunque qualcosa da temere, sottolinea Ryan Lizza sul New Yorker: oltre ad aver fatto altre due telefonate «segrete» all’ambasciatore Kislyak, il genero di Trump avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel licenziamento in tronco dell’ex direttore dell’Fbi James Comey che — insieme al vice presidente Pence e al consigliere Don McGahn — avrebbe approvato, se non addirittura caldeggiato. Quando poi il vice ministro di Giustizia Rod Rosenstein ha assegnato le indagini sul «Russiagate» a Robert Mueller, tutti i consiglieri del presidente hanno suggerito a Trump di mantenere una posizione conciliatoria accettando la decisione. «C’era solo una persona contraria», scrive Lizza: «Kushner, che invitava il presidente a contrattaccare». Non è quindi solo Trump ad avere un conflitto di interesse nello scandalo, ma anche suo genero, che era sotto scrutinio da parte dell’Fbi e al tempo stesso consigliava il presidente l’allontanamento del direttore dell’agenzia e proponeva di contrattaccare il vice ministro della Giustizia. «La morale del caso Kushner», scrive Lizza, «è simile a quella che rivelano i rapporti con la Russia di Flynn (l’ex consigliere alla sicurezza costretto a dimettersi per il Russiagate) e Trump. In tutti i casi, abbiamo una serie di azioni da parte di persone che sembrano celare i propri scambi con russi legati al servizi di intelligence del Cremlino. E che poi agiscono per impedire un’indagine». Ogni volta che qualcuno mente sui contatti con la Russia, conclude il corrispondente del New Yorker, è un campanello d’allarme. E Kushner, scrive il Washington Post in un lungo articolo che ripercorre la carriera del marito di Ivanka Trump, rischia non solo di rovinarsi la reputazione, ma di intralciare la presidenza del suocero, che gli ha affidato grandi responsabilità.

Corriere della Sera, 29 maggio 2017

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