Lichtman: «Trump potrebbe dimettersi, come fece Nixon»

A novembre Allan Lichtman era stato l’unico esperto a preannunciare la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, al punto da diventare una celebrità negli Stati Uniti e da ricevere un’email di ringraziamento dallo stesso presidente eletto. «Congratulazioni professore, ottimo pronostico», aveva scritto Trump al docente dell’American University di Washington, rendendo omaggio a un sistema – tredici semplici domande a risposta vero o falso – che non ha mai sbagliato una previsione dal 1984, indovinando correttamente nove elezioni consecutive. «Quello che Trump ignorava era il mio pronostico successivo», racconta in un’intervista telefonica al Corriere della Sera Lichtman, un conservatore che ad aprile ha pubblicato un libro — The case for impeachment (William Collins) — in cui delinea le strade che potrebbero portare il presidente in stato d’accusa. Le tre principali riguardano i numerosi conflitti d’interesse di Trump, i suoi rapporti con la Russia e la possibile ostruzione della giustizia: in quest’ultima rientrano il licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey e le intromissioni nelle indagini sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, su cui ora sta investigando il procuratore speciale Robert Mueller.

Professore, quando ha cominciato a pensare a un possibile impeachment di Trump?

«Già prima delle elezioni. A metà settembre, quando ho terminato la mia analisi, io stesso sono rimasto sorpreso dal risultato: non mi aspettavo che il modello avrebbe assegnato la vittoria a Trump. Da allora ho cominciato a studiare il presidente e la storia dell’impeachment negli Stati Uniti: nel breve periodo trascorso fra l’elezione e la pubblicazione del libro, le sue parole e le sue azioni hanno solo rafforzato le possibilità di un impeachment».

Questa volta il pronostico non è basato su un modello, come nel caso delle elezioni.

«No, ma si basa sui fatti. Sviluppare un modello non era possibile perché solo due presidenti sono stati messi in stato d’accusa: Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998. Oltre a loro, Richard Nixon si dimise nel 1974 per evitare una condanna certa. Sia nel caso di Johnson che di Nixon, lo spettro dell’impeachment portò benefici alla nazione: il primo si moderò e concluse il suo mandato l’anno seguente, il secondo si dimise».

Nel caso di Trump cosa può succedere?

«L’impeachment richiede tempo, non è veloce, ma è un processo politico ed uscirebbe dal controllo di Trump: il procuratore speciale può essere licenziato dal presidente, mentre la commissione Giustizia della Camera non ne subisce l’influenza. Per rimuovere un presidente è necessario che due terzi dei senatori votino le accuse di impeachment presentate dalla Camera su raccomandazione della commissione Giustizia. Essendo la Camera a maggioranza repubblicana è improbabile che succeda. Tuttavia le tempistiche dipendono dalle indagini in corso sui suoi rapporti con la Russia».

Secondo lei Trump arriverà alla fine del mandato?

«È impossibile dirlo con certezza. Se una di queste indagini dovesse concludere che Trump o membri del suo staff hanno cospirato con Mosca, si tratterebbe del primo caso di tradimento di un funzionario in carica nella storia degli Stati Uniti. Di certo, anche se non dovesse essere messo in stato d’accusa, potrebbe essere lui a dimettersi: come ha ammesso lui stesso, non aveva realizzato quanto fosse difficile fare il presidente».

Corriere della Sera, 16 giugno 2017 (prima pagina, pagina 6)

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