Gli effetti della sconfitta in Georgia sul partito democratico americano

Le elezioni suppletive generalmente non contano granché, ma quelle che si sono tenute martedì in Georgia erano la classica eccezione: non è un caso se sono diventate più costose della storia per un seggio alla Camera, con gran parte dei soldi arrivati da fuori dello Stato. Nel Sesto distretto, in mano ai repubblicani da quasi quarant’anni, una vittoria dei democratici, guidati dal trentenne Jon Ossoff, avrebbe significato un duro colpo a Trump, finendo per influenzare direttamente anche il voto sulla controversa riforma sanitaria del presidente in discussione al Congresso. Alla chiusura dei seggi, invece, a festeggiare erano i sostenitori dalla sua avversaria, la repubblicana Karen Handel. Ad aiutarla è stata anche la narrativa della sfida: per i democratici si trattava di un referendum su Trump, per i repubblicani era un semplice confronto fra una conservatrice e un liberal. Ossoff ha perso nonostante nel distretto l’approvazione di Trump sia appena al 35%, ma ha ottenuto comunque un buon risultato riducendo il margine fra i due schieramenti. Eppure, notava David Axelrod martedì notte, in politica non si vincono premi arrivando secondi. «Si tratta di un grande sollievo per i repubblicani, mentre i democratici devono fare i conti con la realtà», scrive John Cassidy sul New Yorker. «Questa sconfitta genererà dibattiti sul futuro del partito, con discussioni sulla necessità di ribattere a Trump con il populismo». La realtà, però, è che Ossoff non sarebbe andato meglio correndo su posizioni più di sinistra, come qualcuno nel partito sostiene: ai repubblicani Trump può non piacere, ma i democratici piacciono ancora meno. Quella della Georgia era solo un’elezione suppletiva, ma era fondamentale per lo spirito dei democratici in tutto il Paese, desiderosi di avviare la riconquista del Congresso: invece è arrivata la quinta sconfitta in altrettante contese elettorali di un anno che si chiuderà con le elezioni di metà mandato, quando si voterà per tutti i 435 seggi della Camera e per un terzo del Senato. «Eppure, se la Casa Bianca continuasse ad approvare misure impopolari come gli sgravi fiscali per i ricchi e una riforma sanitaria che alza i premi e fa perdere la copertura a milioni di persone», conclude Cassidy, «a novembre i repubblicani potrebbero pagarne le conseguenze. Per ora, però, a sorridere sono loro».

Corriere della Sera, 22 giugno 2017 (rassegna stampa)

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