L’America ritrova la strada

Cinque anni fa, percorrendo le strade della grande provincia americana, non era difficile imbattersi nella rabbia dei pensionati che avevano aspettato tutta la vita il momento di mettersi in macchina e scoprire il continente ma che, a causa del prezzo della benzina, non potevano più permettersi di realizzare il proprio sogno. «Non vedevo l’ora di andare in pensione per girare il Paese», ci raccontava all’epoca Bob, un neo pensionato sessantenne di Birmingham, Alabama, intento ad appendere alla recinzione della sua casa un cartello elettorale del repubblicano Newt Gingrich, che sperava di diventare presidente promettendo carburante a 2,50 dollari al gallone. «Ora ci sono arrivato, ma con la benzina così cara non posso più permettermelo. Ho persino messo in vendita il camper». Era il 2012 e Bob addossava a Obama – che si opponeva all’oleodotto Keystone che avrebbe dovuto pompare greggio dai giacimenti del Canada fino alle raffinerie del Texas – la responsabilità di quel sogno infrantosi alla pompa di benzina dietro casa. Quell’anno il prezzo medio di un gallone a livello nazionale arrivò a 3,60 dollari, un record assoluto che ebbe conseguenze trasversali su generazioni e classi sociali e che, soprattutto nelle aree rurali, spinse l’elettorato repubblicano a giurare fedeltà a qualsiasi candidato avesse promesso di trivellare ogni angolo del Paese alla ricerca di un’indipendenza energetica che avrebbe restituito alla strada quegli aspiranti viaggiatori disillusi.

Della scomparsa dei turisti sulla storica Route 66 si lamentava anche Sally Carrera, l’avvocato della decadente Radiator Spring nel cartone animato Cars, uscito undici anni fa. In quel caso, più che dal prezzo delle benzina, i viaggiatori erano stati scacciati dal progresso: per risparmiare dieci minuti di strada, raccontava Sally a Saetta McQueen, l’auto da corsa protagonista del film Disney, il Federal Aid Highway Act firmato da Eisenhower nel 1956 aveva tagliato la cittadina fuori dalle rotte turistiche condannandola, come decine di altre nella realtà, a un declino inesorabile. «Quarant’anni fa quell’autostrada laggiù non esisteva. A quei tempi le auto attraversavano il Paese in modo del tutto diverso. Allora il bello non era arrivare, era viaggiare», spiegava Sally sulle prime note di Our Town di James Taylor.

Ora, però, l’America è tornata in strada. Il Paese ha vissuto il boom – e il successivo rallentamento – dello shale gas, che ha reso più vivo il miraggio dell’indipendenza energetica per una nazione impaurita dal ricatto petrolifero dei Paesi arabi. Quell’emancipazione, con l’amministrazione Trump, si è tramutata poi in «dominio energetico», come ha dichiarato il segretario all’Energia Rick Perry per giustificare il passo indietro sugli accordi di Parigi. Nel frattempo i prezzi della benzina sono calati per cinque anni di fila: oggi, secondo l’American Automobile Association, un gallone costa in media 2,29 dollari e gli americani – che ne consumano circa 400 milioni al giorno – sono tornati a percorrere le grandi highway e le strade blu, il colore con cui sono segnate sulle mappe le provinciali raccontate da William Least Heat-Moon nel celebre, omonimo, libro.

Gli analisti per quest’anno annunciavano un rialzo ma, come sostiene Larry Goldstein, direttore della Energy Policy Research Foundation, «predire il prezzo della benzina è una forma d’arte, non una scienza». Infatti, un aumento inatteso delle scorte nazionali di greggio e benzina dopo il weekend del Memorial Day – il 29 maggio, l’inizio dell’estate americana – ha causato nuovi cali che hanno portato i prezzi ai livelli più bassi dell’ultimo decennio, soprattutto negli Stati del Midwest. «Se la benzina fosse costata 3 dollari non avrei potuto programmare un viaggio a Myrtle Beach, in South Carolina», afferma Charlene Kotlarsic, incrociata dal New York Times in un distributore alla periferia di Cleveland, Ohio, dove all’inizio del mese era possibile fare rifornimento con 2,21 dollari al gallone. Dall’altra parte del Paese, a San Diego, l’attrice 24enne Kay McNellen si mette in macchina ogni volta che ha un weekend libero per ammirare deserti e foreste, che poi immortala nel suo account Instagram @travelwithalaugh. «Guidare ti permette di guardare cose più belle di quelle che vedresti su Netflix», ci racconta. «Più che la decisione di viaggiare», puntualizza però, «il prezzo della benzina influenza la mia rotta: spesso infatti passo per l’Arizona, dove costa ancora meno».

Insomma, il grande road trip americano è tornato di moda, ma non solo a causa del calo della benzina. Quel viaggio via terra raccontato in decine di film, libri e canzoni – da quello di Jerry Calà in Vacanze in America a quello più riflessivo narrato da John Steinbeck in Viaggio con Charley, il barboncino che nel 1960 lo accompagnò in camper alla ricerca di una nuova America – è stato riscoperto anche grazie alla fine della crisi. «È un cambiamento culturale: è come se gli americani stessero sperimentando l’idea che i soldi, forse, possono davvero comprare la felicità. Per lo meno sotto forma di viaggi e avventure», scriveva il Times un anno fa. «Dopo la recessione le persone hanno investito di più sulle esperienze, che non si esauriscono, rispetto ai beni tangibili, che invece possono usurarsi: puoi portarmi via il lavoro, la casa, ma non i ricordi», conferma Sarah Quinlan, Senior Vice President di MasterCard Advisors.

Qualunque sia la motivazione, gli americani lo scorso anno hanno guidato per 3.200 miliardi di miglia, stabilendo un altro record inatteso: gli esperti avevano previsto un calo basandosi principalmente sull’invecchiamento dei baby boomer, che si supponeva avrebbero smesso di guidare, e sullo scarso interesse dei millennial, che sembravano preferire al massimo una corsa con Uber. Entrambe le generazioni, invece, stanno al volante ben oltre le attese.

E così, nel 2015 i visitatori dei parchi nazionali hanno superato per la prima volta la soglia dei 300 milioni in un anno, e nel weekend del Memorial Day erano 39,3 milioni gli americani che, secondo le stime, avrebbero guidato per oltre 50 miglia: un milione in più dell’anno precedente. Si tratta del livello massimo raggiunto dal 2005, come successo alle consegne degli RV, i giganteschi camper americani, cresciute a ritmi da record negli ultimi due anni. Uno degli ultimi acquirenti è Alex Bosco, un veterano italoamericano della guerra in Iraq che vive a St. Petersburg, in Florida, ed è appena tornato dal viaggio di prova al Kennedy Space Center, tre ore di guida fino alla costa orientale dello Stato. «Io e mia moglie lavoriamo da casa, e per questo abbiamo pensato che d’estate, finita la scuola, possiamo caricare i nostri due bambini sul camper e portare avanti gli affari in viaggio», ci spiega Bosco, 45 anni, titolare di un’azienda nel settore delle armi. «A breve partiremo per Yellowstone, attraversando il Paese dentro la nostra casa. Per i bambini sarà fantastico: d’altronde l’America, vista dalla strada, è bellissima».

Sette, 29 giugno 2017 (Pag 66-67Pag 68-69)

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