Russiagate, la difesa di Kushner: «Con la Russia 4 contatti innocui»

Oggi e domani Jared Kushner testimonierà a porte chiuse davanti alle commissioni intelligence di Camera e Senato, avviando una settimana intensa che potrebbe segnare una svolta nel Russiagate che da mesi turba Donald Trump. Nel frattempo, il genero del presidente americano — uno dei consiglieri più influenti dell’amministrazione — ha presentato una dichiarazione scritta di undici pagine in cui parla per la prima volta dei contatti — che definisce «innocui» — avuti con funzionari russi durante la campagna elettorale e nei due mesi di transizione, quelli in cui Trump si preparava a prendere i mano il Paese. Nella lettera, Kushner ha anche negato decisamente di aver discusso con l’ambasciatore russo a Washington Sergei Kislyak della possibilità di instaurare un «canale segreto» con il Cremlino per evitare eventuali intercettazioni. «Non ho proposto alcun canale segreto, né ho suggerito forme di comunicazione riservate con l’amministrazione», ha affermato Kushner. «Non ho neanche avanzato la possibilità di usare l’ambasciata o qualsiasi altro edificio russo per alcun proposito, al di là di quell’unico confronto durante il periodo di transizione».

Nella lettera, Kushner ammette di aver avuto «forse quattro contatti con rappresentanti russi», negando però che questi abbiano avuto un impatto sull’elezione. «Non c’è mai stata da parte mia collusione con governi stranieri, né, che io sappia, c’è stata da parte di altri membri dello staff», ha scritto. «Non ho avuto contatti impropri, né ho fatto affidamento su fondi russi per finanziare le mie attività imprenditoriali nel settore privato». Kushner è coinvolto anche nell’ultima polemica che ha travolto il figlio del presidente, Donald Trump Jr, che sarà chiamato a testimoniare mercoledì davanti alla commissione giustizia del Senato con l’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort. Insieme, infatti, incontrarono un avvocato russo che offriva informazioni provenienti dal Cremlino che avrebbero potuto danneggiare la rivale Hillary Clinton nel corso della campagna elettorale. Anche in questo caso, Kushner ha ammesso di aver preso parte a un incontro «innocuo», una «perdita di tempo», al punto da essersene quasi dimenticato. «Dopo dieci minuti chiesi a un assistente di telefonarmi», scrive. «Avevo bisogno di una scusa per andarmene». Per Kushner la speranza è che la testimonianza in Congresso — quella di oggi è in programma alle 10 del mattino, ora di Washington — possa mettere fine a «congetture, speculazioni e informazioni inaccurate» sui rapporti con Mosca. Il fronte anti-trumpiano si augura però che l’amato genero possa provocare le prime crepe nelle fondamenta — finora impermeabili agli scandali — di questa amministrazione.

Corriere della Sera, 24 luglio 2017

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