L’incredibile discorso di Trump ai Boy Scout americani

Nel quartier generale di Donald Trump, lungo tutta la campagna presidenziale, campeggiava un cartello che dettava la linea allo staff: «Lasciate che Trump faccia Trump». Ovvero: lasciate che sia se stesso, senza un copione da seguire, e ci porterà alla Casa Bianca. Ha funzionato, e il suo messaggio è arrivato dritto nella pancia di un Paese a pezzi. Solo che, una volta arrivato a Washington, Trump ha continuato a seguire la stessa linea, violando più di una volta il rigido protocollo presidenziale con tweet e discorsi pubblici. È così che lunedì sera, invitato a parlare al 19esimo Jamboree nazionale dei Boy Scout americani a Glean Jean, in West Virginia, Trump ha deragliato ancora una volta dal discorso che gli era stato preparato, affrontando alcuni dei suoi argomenti preferiti: le fake news, i media disonesti, la politica e, soprattutto, «la gente più figa di New York». Il tutto è avvenuto davanti a una platea di scout minorenni, di cui gli inquilini della Casa Bianca sono presidenti onorari, causando ovviamente la rabbia dei genitori — che hanno definito inappropriate e contrarie ai valori dello scoutismo le parole di Trump davanti a un pubblico di ragazzini delle medie e adolescenti — e l’imbarazzo dell’associazione. «Il presidente degli Stati Uniti in carica è il presidente onorario dei Boy Scouts of America. È nostra tradizione di lunga data invitarlo al raduno nazionale», hanno risposto con una dichiarazione ufficiale subito dopo l’evento, prendendo pubblicamente le distanze dalle dichiarazioni di Trump e specificando che l’associazione non lo appoggia e non sostiene nessuna «posizione, prodotto, servizio, candidato politico o filosofia». Questi sono alcuni estratti del discorso di Trump.

La stampa e le fake news

«Ragazzi, c’è un sacco di gente. La stampa dirà che sono circa 200, ma sembrano almeno 45 mila. Stasera mettiamo da parte le battaglie politiche di Washington di cui avete sentito parlare e tutte queste fake news… chi diavolo vuole parlare di politica quando sono davanti ai Boy Scout? Gli Scout credono nell’America First (uno slogan del programma elettorale di Trump, ndr)».

Le dimensioni della folla

«A proposito, quante possibilità abbiamo che questo pubblico enorme, incredibile, da record, sarà mostrato in televisione stasera? Uno per cento oppure zero? Le fake news diranno che il presidente Trump ha parlato davanti a un piccolo gruppo di Boy Scout. Grazie ai fake media, grazie alle fake news».

La riforma sanitaria

«Anche il segretario alla Salute Tom Price è qua con noi. E speriamo che domani troverà i voti per iniziare il nostro percorso verso l’uccisione di questa cosa conosciuta come Obamacare, che ci sta davvero danneggiando ragazzi. A proposito, ce la farai a ottenere i voti? Meglio che ce la faccia, oh sì. Altrimenti gli dirò: “Tom, sei licenziato”. Prenderò qualcun altro. Devi convincere i senatori a votare. È il momento. Dopo sette anni che diciamo di abrogare e sostituire l’Obamacare, finalmente abbiamo la possibilità di farlo. Meglio che lo facciano».

L’economia e le elezioni

«Vi devo dire che l’economia sta andando alla grande. Il mercato azionario è decollato dopo l’elezione dell’8 novembre. Vi ricordate quel giorno? Non era bellissimo? Che giorno. Vi ricordate quella notte famosa, l’8 novembre, in televisione, dove quelle persone disoneste dicevano che non c’era una via che portasse alla vittoria di Donald Trump? Vi ricordate quella notte incredibile con tutte le cartine, i repubblicani sono i rossi e i democratici i blu, e la cartina era così rossa, era impensabile e non sapevano cosa dire? E lo sapete che abbiamo uno svantaggio tremendo con il collegio elettorale: il voto popolare è molto più semplice (Trump ha ricevuto tre milioni di voti in meno rispetto a Hillary Clinton, perdendo il voto popolare, ndr)».

Il ritorno alle tradizioni cristiane

«A proposito, durante l’amministrazione Trump tornerete a dire “Buon Natale” quando farete shopping. Credetemi. Buon Natale. Hanno svilito questa piccola e bellissima frase. Tornere a dire Buon Natale ragazzi».

Il successo, i soldi, e la «gente più figa di New York»

«Vi racconterò una storia che per me è stata molto interessante quando ero giovane. C’era un uomo di nome William Levitt, Levitttown, ne avete qualcuna da queste parti e in altri stati (Levittown è il nome di sette complessi suburbani costruiti da Levitt dopo la Seconda Guerra mondiale per ospitare i veterani e costituiti da migliaia di case simili o del tutto identiche, ndr). Era un uomo di grande successo. Era un costruttore che ottenne un successo incredibile. Poi vendette la sua azienda per una quantità di soldi straordinaria, specialmente per l’epoca, si comprò un grande yacht e aveva una vita molto interessante. Non andrò oltre perché siete Boy Scout, non vi dirò cosa faceva. Dovrei dirvelo? Dovrei? Oh, voi siete Boy Scout, ma conoscete la vita, la conoscete. Guardatevi: chi direbbe che siete Boy Scout? (…) Alla fine gli chiesero di ricomprare l’azienda e lui accettò. Lo voleva davvero, si era annoiato a forza di navigare sul suo yacht e di fare tutto quello che ha fatto nel Sud della Francia e da altre parti. Successe però che si ricomprò l’azienda e un sacco di terra non costruita, e alla fine fallì miseramente. Perse tutti i suoi soldi. Andò in bancarotta personalmente e ormai era molto più vecchio. Io l’ho incontrai a una festa ed era molto triste. Perché c’era la gente più figa di New York a quella festa. Era la festa di Steve Ross. Lui era uno dei grandi. Fondò Time Warner dal nulla, era una grande persona. Aveva invitato un sacco di persone di successo alla festa, e io stavo facendo bene, quindi venni invitato».

Corriere della Sera, 25 luglio 2017

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