L’assurda (e volgare) telefonata del capo della comunicazione della Casa Bianca a un giornalista

«Reince Priebus è un dannato paranoico, uno schizofrenico, un paranoide». Arrivato a Washington da una settimana, il nuovo direttore della comunicazione del presidente Anthony Scaramucci non ha esitato a scagliarsi contro il capo dello staff della Casa Bianca, che sei mesi fa ne aveva ostacolato l’assunzione da parte di Trump, arrivando persino a suggerire un’indagine dellFbi su di lui. Nel farlo, però, Scaramucci, 53 anni e nessuna esperienza nella comunicazione, ha scelto le orecchie meno indiscrete della capitale: quelle del corrispondente politico del New Yorker Ryan Lizza, insultato al telefono per aver ricevuto da un membro dello staff presidenziale informazioni su un incontro riservato e per essersi poi rifiutato di rivelare la propria fonte. Lizza ha registrato l’intera conversazione, avvenuta mercoledì sera, specificando poi nell’articolo che il suo interlocutore non ha mai chiesto di mantenerla privata. «Chi te l’ha detto?», ha chiesto Scaramucci a Lizza, minacciando di licenziare l’intero team di comunicazione della Casa Bianca nel caso il giornalista non avesse fatto nomi. «Quello che farò è eliminarli tutti e ricominciare da capo», ha ringhiato, intensificando il pressing. «Ho chiesto ai ragazzi di non far trapelare notizie, ma proprio non ce la fanno. Tu sei un cittadino americano e questa è una catastrofe per il Paese: per questo ti chiedo, come patriota, di farmi capire chi ha fatto filtrare questa notizia. Se non lo fai li licenzierò tutti, così non ne avrai protetto neanche uno. Saranno cacciati nelle prossime due settimane».

L’invettiva telefonica di Scaramucci — cruda, diretta, che ha scandalizzato il Paese nella sua volgarità — è soltanto la conferma della faida in corso nell’amministrazione Trump. Le continue fughe di notizie che filtrano dalla Casa Bianca — mai così tante in un’amministrazione americana — sono il segnale di questa guerra fra bande che si è intensificata da quando il nuovo direttore della comunicazione è entrato nello staff con un profondo senso di lealtà verso Trump e l’obiettivo di mettere a tacere le talpe. «Quello che voglio fare è uccidere tutti i cazzo di informatori per far ripartire l’agenda del presidente, così da poter lavorare per il popolo americano». Ossessionato dai delatori, Scaramucci identifica in Reince Priebus, 45 anni, il principale nemico dell’amministrazione: lo fa prima al telefono con Lizza, poi in un tweet successivamente cancellato. Secondo il direttore della comunicazione, infatti, Priebus non avrebbe soltanto rivelato la cena fra Trump, il celebre commentatore politico conservatore Sean Hannity e l’ex dirigente di Fox News Bill Shine, ma sarebbe anche la fonte di alcuni articoli dannosi che lo riguardano apparsi sulla stampa. «Se vuoi davvero far filtrare una notizia, a Reince Priebus saranno chieste presto le dimissioni», ha rivelato Scaramucci, scimmiottando poi il capo dello staff, offeso per non essere stato invitato alla cena: «Oh, sta venendo Bill Shine. Facciamo filtrare questa cazzo di notizia e vediamo se posso ostacolare questa gente come ho fatto con Scaramucci per sei mesi».

Secondo il direttore della comunicazione, il fatto che la storia della cena con Hannity e Shine sia arrivata alla stampa è la prova del complotto ordito dai sui rivali all’interno dell’amministrazione e capitanati da Priebus. Gli attriti fra i due, in effetti, si trascinano da tempo, nonostante siano stati pubblicamente smentiti. Dopo la vittoria delle elezioni, Trump — colpito da un intervento televisivo del finanziere di Long Island in sua difesa — aveva chiesto a Scaramucci di entrare nell’amministrazione: per farlo, tuttavia, quest’ultimo era stato costretto a vendere la propria società SkyBridge Capital. A questo punto era arrivato però il veto di Priebus, che non voleva il rivale al 1600 di Pennsylvania Avenue ed è riuscito a impedirne la nomina per sei mesi. A sbloccare la situazione ci ha pensato Trump in persona, che ha deciso di assumere comunque Scaramucci e ha chiarito nell’annuncio ufficiale che quest’ultimo avrebbe risposto direttamente al presidente, scavalcando di fatto il capo dello staff. La prima reazione è stata quella di Sean Spicer — portavoce della Casa Bianca e alleato di Priebus — che ha immediatamente presentato le proprie dimissioni. Lo stesso ha fatto pochi giorni dopo Michael Short, altro membro della squadra vicino al chief of staff. Fra gli alti funzionari dell’amministrazione Trump, tuttavia, Scaramucci ritiene di avere diversi nemici, non ultimo il chief strategist Steve Bannon, ideologo ultraconservatore del presidente. «Non sono Steve Bannon, non sto cercando di succhiarmi il cXXXo da solo né di costruirmi il mio brand personale sulle cazzo di spalle del presidente. Io sono qua per servire il Paese».

A far infuriare Scaramucci è stato soprattutto un articolo con cui Politico nei giorni scorsi ha reso pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Nonostante il giornalista abbia rivelato di aver ottenuto il documento tramite la Export-Import Bank, per il direttore della comunicazione il responsabile sarebbe, ancora una volta, un Priebus in cerca di rappresaglia per la nomina. «È un reato, e ho chiamato l’Fbi e il dipartimento di Giustizia», ha rivelato a un incredulo Lizza. «Stanno cercando di fare resistenza contro di me, ma non funzionerà. Non c’è nulla di male nella mia dichiarazione dei redditi, quindi si fottano tutti quanti». Poi, ancora una volta, conferma di essersi rivolto ai federali. «Ok, the Mooch (lo scroccone, il suo soprannome, ndr) è arrivato una settimana fa e ora faremo le pulizie rapidamente, va bene?», afferma. «Li ho inchiodati, ho ricevuto le impronte digitali di tutto quello che hanno fatto attraverso l’Fbi e il cazzo di dipartimento di Giustizia. Probabilmente verranno perseguiti per il reato commesso. La macchina della verità è stata avviata».

All’improvviso Scaramucci decide però di interrompere la conversazione. «Fammi andare, devo cominciare a twittare un po’ di roba per far impazzire questo tizio», dice a Lizza. Chiusa la telefonata, Scaramucci ha reso pubbliche le proprie intenzioni anche su Twitter. «Considerando che la diffusione delle mie informazioni finanziarie è un reato, contatterò l’@FBI e il @TheJusticeDept #swamp @Reince45», ha scritto, tirando pubblicamente in ballo il capo dello staff della Casa Bianca. Due ore dopo ha cancellato il tweet, sostenendo che fosse soltanto un avvertimento agli informatori e che Priebus era menzionato per unire le forze contro le fughe di notizie. Alla fine, però, Scaramucci non ha resistito:Priebus, a suo dire, sarebbe stato tirato in ballo dai giornalisti, perché proprio loro sono i primi a sapere i nomi degli informatori».

Corriere della Sera, 28 luglio 2017

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