MONTE CARLO, PRINCIPATO DI MONACO — «Quando papà si candidò alla presidenza lo fece predicando pace, giustizia e compassione verso chi soffre: gli Stati Uniti, disse, dovrebbero battersi per questo». Papà, come lo chiama la figlia Kerry, è Bobby Kennedy, il senatore newyorkese che cinquant’anni fa si candidò alla presidenza degli Stati Uniti ma venne ucciso, il 6 giugno del 1968, in una sala dell’Ambassador Hotel di Los Angeles. «Io però voglio ricordarne la vita, non la morte», spiega al Corriere della Sera Kerry, 59 anni, a Monte Carlo per il gala europeo per il cinquantesimo anniversario della Robert F. Kennedy Human Rights Foundation, molto attiva in Italia nella diffusione della conoscenza dei diritti umani nelle scuole e nelle carceri, e nella lotta al bullismo. «Immaginatevi un politico che oggi dica di essersi candidato per perseguire pace, giustizia e compassione verso chi soffre», afferma Kennedy, preoccupata dalla «minaccia, globale, che l’odio pone nei confronti dei diritti umani» e dalla totale assenza di leadership in cui gli Stati Uniti si sono ritrovati dopo l’elezione di Donald Trump. «Io credo che il messaggio di mio padre sia molto attuale e che funzionerebbe anche sui social network: le persone, nel mio Paese, non vogliono più divisioni ma qualcuno che tiri fuori il meglio da ognuno di noi e che abbia una visione per sanare le spaccature».

A Monte Carlo — durante il gala di giovedì 25 ottobre in cui è stato ricordato anche lo chef Gualtiero Marchesi, in onore del quale è stato servito agli ospiti un risotto all’oro e zafferano — Kerry Kennedy ha consegnato i tre premi Rfk European 50th Anniversary Award realizzati dallo sculture Andrea Roggi al Principe Alberto II di Monaco, per l’impegno nella salvaguardia dell’ambiente e degli oceani, ad Alessandro Benetton, assente per la morte del padre Gilberto ma premiato per aver posto lo sviluppo sostenibile al centro della propria strategia aziendale, e al fotografo americano Harry Benson, per aver raccontato la figura di Kennedy fino alla morte e per aver documentato, durante tutta la carriera, le violazioni dei diritti umani. Proprio una foto di Benson che ritrae l’allora senatore con la figlia Kerry, venduta all’asta per 22 mila euro, è stata uno dei lotti più ambiti fra i ventitré battuti da Christie’s — parte del ricavato sarà poi destinato alla Ong Vento di Terra per aiutare i bambini siriani — durante la serata al Tunnel Riva, vecchio magazzino di rimessaggio della ditta di motoscafi italiana, diventato ora un museo.

Il Robert F. Kennedy Journalism Award è stato assegnato invece alla giornalista cubana Yoani Sánchez, direttrice del giornale indipendente 14ymedio, premiata per il suo impegno contro il governo cubano e arrivata da L’Avana con il marito Reinaldo Escobar: un messaggio politico, dopo il disgelo voluto da Barack Obama e la nuova chiusura ordinata da Trump, a cui si aggiungerà il 12 dicembre anche la consegna a New York del Ripple of Hope Award proprio all’ex presidente degli Stati Uniti. «A Cuba l’avvicendamento fra i due presidenti si è vissuto con molta intensità e ha messo in difficoltà l’economia», ci ha spiegato Sánchez. «Abbiamo avuto un ritorno alla retorica della Guerra Fredda, in cui il governo si sente a proprio agio. In questo modo può dare la responsabilità di tutto quello che succede, in particolare della crisi economica, a fattori esterni: quello che dicono è che non c’è da mangiare e non c’è libertà per colpa della zio Sam».

In Italia, la fondazione — presieduta da Marialina Marcucci — è impegnata anche in progetti di integrazione per i migranti, in particolare grazie alla Rfk Flagship Initiative for Mediterranean Challenges, un progetto per raggiungere l’inclusione sociale ed economica attraverso sinergie fra imprese, istituzioni e terzo settore. «Mio padre diceva che le persone vicine al problema sono anche vicino alla soluzione», spiega Kennedy. «Per questo, partendo dalle sue parole, abbiamo chiesto ad alcuni immigrati cosa facessero nel loro Paese: ci hanno risposto di essere apicoltori e allora abbiamo costituito un’azienda agricola. Loro producono miele ad Avezzano, e questa soluzione porta lavoro, le aziende ci guadagnano e gli italiani lo mangiano. È un ottimo modo per creare cambiamento. Anche così possiamo imparare ad accogliere persone di ogni cultura: non siamo immigrati illegali o senza documenti, ma donne e bambini, padri e madri, sorelle e fratelli che cercano la propria strada nel mondo»

Corriere della Sera, 26 ottobre 2018

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...