Alcuni parlano anonimamente per paura della reazione dei superiori, altri ci mettono il nome e la faccia: tutti i dodici preti cattolici gay intervistati dal New York Times, però, concordano nel dire che l’omosessualità, nella Chiesa, non è un segreto chiuso in un armadio. Tutt’altro. È un finto segreto che poggia sull’omertà e sul dolore o, per dirla con le parole di Padre Bob Bussen, un prete di Park City, nello Utah, obbligato 12 anni fa a uscire da quell’armadio, «è una gabbia». I preti che hanno fatto un coming out pubblico in America sono meno di dieci ma, secondo stime e ricerche, il 30 o 40 per cento del clero cattolico americano dovrebbe essere composto da uomini gay: per qualcuno, in realtà, la percentuale sarebbe del 75 per cento. «Ad alcuni di loro è stato espressamente vietato di fare coming out o di parlare di omosessualità», scrive il Times, che racconta come l’omertà cominci già in seminario con la regola «numquam duo, sempre tres», ovvero non muoversi mai in due ma sempre in tre, per evitare tentazioni. «La maggior parte è in carica e se la loro omosessualità venisse rivelata potrebbero perdere il lavoro, che porta con sé l’alloggio, l’assicurazione e la pensione». Questo anche nel caso siano rimasti fedeli al voto di castità. Nonostante l’iniziale apertura di papa Francesco – che nel 2013 parlando di omosessualità disse: «Chi sono io per giudicare?» – gli abusi sessuali all’interno della Chiesa hanno reso ancora più complicata la vita dei preti gay, ritenuti da vescovi e media conservatori la causa degli scandali di pedofilia: eppure numerosi studi confermano che non c’è nessuna relazione fra l’omosessualità e gli abusi sui minori. Di certo se ne parlerà al summit sulla pedofilia in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, un incontro che però preoccupa i preti gay: il rischio, spiega al Times John Coe, diacono 63enne del Kentucky che ha fatto coming out lo scorso anno, «è che invece di assumersi una maggiore responsabilità, i vescovi condannino nuovamente le persone gay, lesbiche e transgender all’interno della Chiesa».

Corriere della Sera, 19 febbraio 2019 (rassegna stampa)

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