Pacioso ed ecumenico: la rivoluzione di Biden è la «normalità»

Gran parte dei democratici in corsa per la presidenza degli Stati Uniti ha ostentato i muscoli per dimostrare di essere un combattente in grado di cacciare Donald Trump dalla Casa Bianca. Joe Biden, invece, ha preso un’altra strada e nel discorso con cui sabato a Philadelphia ha lanciato ufficialmente la propria candidatura ha chiarito il tono della campagna che intende condurre. «Gli americani vogliono che il loro governo funzioni, e non penso che sia chiedere molto. Il Paese è stanco delle divisioni, delle faide, dei comportamenti infantili», ha affermato l’ex vicepresidente, in tono confidenziale e con le maniche della camicia arrotolate. Per poi incalzare: «Nessuno di voi, nessuno in questo Paese, potrebbe comportarsi così sul proprio posto di lavoro. Tutto quello che gli americani chiedono è che il presidente, i senatori e i deputati facciano il proprio lavoro». Alla politica urlata dell’era moderna, insomma, Biden vuole rispondere con il pragmatismo, con un ritorno alla normalità. «Dal successo di Trump, molti democratici di primo piano hanno dedotto che gli americani vogliono un combattente, un demolitore, una rivoluzione. Da questa lezione è emersa una strategia: i democratici vogliono dimostrarsi i combattenti che Trump ha finto di essere», scrive Ezra Klein, commentatore politico e fondatore del sito Vox. «Biden sta scommettendo che si tratta della strategia sbagliata, e nel suo discorso ha sostenuto che sarà la persona in grado di sanare le divisioni e portare pace nel Paese». Secondo Klein, Biden non ha un piano per guarire la politica americana se non sostituire Trump alla Casa Bianca, ma elettoralmente potrebbe funzionare. O per lo meno ha funzionato in passato: nel 1920 ad esempio, quando Warren Harding stravinse le elezioni dopo la Prima Guerra Mondiale con lo slogan «Un ritorno alla normalità». Come Trump prima di lui, «Biden offre una politica della nostalgia, dipingendo un ritratto color seppia dell’era Obama e ricordando agli elettori che in quel ritratto c’era anche lui», scrive Klein. «Non sarebbe bello tornare indietro?».

Corriere della Sera, 22 maggio 2019 (rassegna stampa)

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