Quando Lorena Hickok è morta, il 1° maggio del 1968, il suo necrologio sul New York Times diceva soltanto che aveva 75 anni, che era stata una giornalista dell’Associated Press e che era una delle amiche più care dell’ex First Lady Eleanor Roosevelt. Non specificava che negli anni ’30 era stata una delle reporter più famose d’America, che era stata la prima donna a firmare un articolo in prima pagina sullo stesso quotidiano newyorkese nel 1928 o che aveva seguito il tragico rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh. L’articolo indugiava invece sull’incontro con i Roosevelt – avvenuto proprio nel 1928 quando Franklin Delano Roosevelt fu eletto governatore di New York e lei ne seguiva la campagna elettorale – e sui numerosi viaggi in treno effettuati con loro durante le presidenziali del 1932. «Durante questo periodo», scriveva il Times, «Miss Hickok viaggiò a lungo con Mrs. Roosevelt».

Quella frase era l’unico accenno a una storia d’amore che aveva fatto mormorare i circoli del potere di Washington ma di cui mai nessuno aveva parlato apertamente, iniziata proprio durante la campagna elettorale del 1932 e proseguita fino alla Casa Bianca. Il loro rapporto durò per trent’anni, fino alla morte di Eleanor nel 1962, e circa 3.500 lettere (ora custodite nell’archivio di Fdr a Hyde Park, New York) che la scrittrice Amy Bloom ha letto per costruire il romanzo Due donne alla Casa Bianca (Fazi, 2019). «Nelle biografie di Franklin, Eleanor era descritta come una santa senza vita sessuale, che con le buone azioni cercava di dimenticare i tradimenti del marito: era una descrizione superficiale e limitante», racconta a 7 Bloom, 66 anni. «La biografia di Eleanor scritta da Blanche Weisen Cook, invece, accennava spesso alla First Friend, l’amica speciale che alla Casa Bianca dormiva nella camera adiacente».

Giornalista rispettata, Hickok si conquistò la fiducia della futura First Lady nel 1932, durante un viaggio in treno da Albany fino a Potsdam, New York, dove Eleanor Roosevelt doveva presenziare al funerale della madre di Missy LeHand, storica segretaria – e amante – di Franklin, che di lì a pochi mesi sarebbe diventato presidente. Era a conoscenza dei pettegolezzi, sapeva di avere in mano una storia eppure la affossò. A Mrs. Roosevelt raccontò invece della propria infanzia dolorosa fra il Wisconsin e il South Dakota, delle violenze sessuali subite dal padre che poi l’abbandonò, del suo lavoro da domestica quattordicenne e delle settimane in cui si era aggregata a un circo. Poi degli studi ripresi grazie a una zia in Michigan e della vita avventurosa che si era costruita: partita dall’anonima redazione del Milwaukee Sentinel aveva conquistato New York, dove era arrivata a 33 anni con il cuore infranto da una fidanzata che l’aveva lasciata per un uomo e si ritrovò a raccontare i grandi fatti di cronaca degli anni ’20.

Il loro rapporto, su cui gli storici si sono interrogati per anni, iniziò proprio durante quel viaggio in treno. Quando pochi mesi dopo, il 4 marzo del 1933, Franklin Delano Roosevelt prestò giuramento come presidente degli Stati Uniti, sua moglie Eleanor portava al dito un anello di zaffiri ricevuto in dono da Hickok. Poi la giornalista si trasferì con loro alla Casa Bianca: sapendo di non essere più imparziale, lasciò l’Associated Press e cominciò a documentare l’America della Depressione per la Federal Emergency Relief Administration, uno dei programmi più celebri del New Deal di Roosevelt. S’innamorarono da adulte – Eleanor aveva quasi 48 anni e Lorena 39 – e «non erano il segreto preferito di nessuno», scrive Bloom: non erano attraenti come Franklin e la segretaria Missy, che «facevano spuntare il sorriso sulle facce dei giornalisti», eppure, nonostante «le carni bianche», si ritrovarono a essere «le ragazzine che non erano mai state»: amate, impertinenti, felici e piacevoli.

«Era una storia d’amore durata una vita e nascosta con cura», afferma l’autrice, che nel libro salta fra l’aprile del 1945 – due settimane dopo la morte del presidente, con Eleanor intenta a scrivere biglietti di ringraziamento per ogni messaggio di condoglianze ricevuto – e i meravigliosi ricordi degli anni ’30, quando avevano davanti «un nuovo amore e un meraviglioso Paese, sconsiderato e vasto». Era l’epoca dei grandi viaggi in Vermont, in Maine o a Campobello, l’isola canadese dove Franklin si ammalò di poliomielite, la malattia che lo lasciò in sedia a rotelle nel 1921.

«Tutti a Washington erano a conoscenza del rapporto speciale fra Eleanor e Lorena. In qualche modo però erano protette dall’omofobia del tempo, quando era considerato volgare e perverso persino ammettere l’esistenza delle lesbiche: in parecchi non erano neanche in grado di assegnare quell’etichetta alla First Lady», spiega Bloom. «Le loro lettere mi hanno colpito per la franchezza, la dolcezza, per le aperte espressioni di desiderio e per le frequenti divergenze su qualunque cosa: i figli dei Roosevelt, l’abbigliamento di Eleanor, la dieta poco attenta di Lorena».

Hickok – che rimase alla Casa Bianca fino al 1938, quando la First Lady la allontanò – era una donna mascolina e robusta, che conosceva qualche barzelletta divertente e reggeva bene l’alcol. «Ne ho ammirato la schiettezza, l’acume, l’integrità giornalistica, il senso dell’umorismo e la combattività», conclude Bloom. «Avrei solo voluto che si commiserasse un po’ di meno, che facesse meno autocritica e avesse un po’ più di fiducia in se stessa».

Sette, 13 dicembre 2019 (Pag. 50, Pag. 51)

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