Già prima di arrivare in libreria, American Dirt prometteva di essere un caso editoriale. Negli Stati Uniti, il romanzo di Jeanine Cummins era fra i libri più attesi dell’anno e da quando uscito, una settimana fa, ha scalato le classifiche arrivando in testa a quella del New York Times. Al tempo stesso, però, ha scatenato un acceso dibattito, culminato con una campagna social portata avanti dagli scrittori ispanici sotto l’hashtag #DignidadLiteraria. Il libro – uscito in Italia per Feltrinelli con il titolo Il sale della terra – racconta la storia di una donna messicana che assieme al figlio di 8 anni cerca di sfuggire alla violenza dei cartelli attraverso il confine meridionale degli Stati Uniti. Ha ricevuto ottime critiche, da Stephen King a Oprah Winfery, ma si è contrato con la comunità letteraria ispanica che ha accusato l’autrice – bianca – di volersi appropriare dell’esperienza dei migranti e di volerne trarre profitto.

L’accusa, lanciata dalla scrittrice Myriam Gurba, sostiene che Cummins si sia affidata a cliché e stereotipi, che il libro – che ha già venduto oltre 50 mila copie in pochi giorni – sia scoordinato e che sfrutti le sofferenze dei migranti messicani. E ci può stare. Qualcuno ha segnalato allora scrittori messicani che possono illustrare meglio la vicenda dei migranti. La polemica poi è degenerata: 120 scrittori hanno firmato una petizione chiedendo a Oprah di eliminare il libro dal suo book club, poi Cummins è stata criticata per aver esagerato le sue origini latine (ha una nonna di Portorico) e per aver detto che il marito fosse stato un tempo immigrato irregolare, dimenticandosi di specificare che è irlandese e quindi non appartenente una minoranza «sufficientemente repressa».

Alla fine sono arrivate le minacce, al punto che l’editore Flatiron Books ha deciso di sospendere il tour dell’autrice. «Crediamo ci sia un pericolo reale per lei e per le librerie», ha spiegato in una nota il presidente della casa editrice Bob Miller. I detrattori hanno preso le distanze attraverso lo scrittore Roberto Lovato – «Cummins ha diretto di condividere il suo libro come ogni autore», ha sostenuto – ma il punto sulla vicenda l’ha messo il critico Ron Charles sul Washington Post. «Negli Stati Uniti d’America siamo arrivati a questo», ha scritto. «Oltre trent’anni dopo che l’ayatollah Khomeini ha emesso la fatwa chiedendo l’assassinio di Salman Rushdie per aver scritto I versetti satanici, siamo arrivati a terrorizzare i nostri romanzieri».

Corriere della Sera, 31 gennaio 2020 (newsletter AmericaCina)

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