Donald Trump ha promesso di mandare a ogni americano due assegni — dovrebbero essere staccati il 6 aprile e il 18 maggio — per sostenere l’economia alle prese con la crisi del coronavirus. Le somme varieranno a seconda del reddito e delle dimensioni della famiglia, ha scritto Giuseppe Sarcina in AmericaCina, e saranno parte della manovra di stabilizzazione da 1.000 miliardi richiesta — e approvata — in modo «very bipartisan», come ha dichiarato Trump: dal socialista Bernie Sanders al conservatore Mitt Romney, fino all’imprevedibile presidente, tutti hanno sostenuto questi «free dollars» da infilare nelle tasche degli americani.

Prima che il coronavirus si abbattesse su di noi, però, c’era una persona che teorizzava qualcosa di simile e che ora, chiuso nella sua casa fuori New York, osserva l’amministrazione portare avanti la sua proposta: Andrew Yang, l’ex candidato alle primarie democratiche che prometteva un reddito di cittadinanza da 1.000 dollari al mese per affrontare i cambiamenti dell’economia e che i lettori di questa newsletter dovrebbero ormai aver imparato a conoscere. «Metterci soldi in mano è una mossa vitale per evitare il collasso dell’economia», ha dichiarato al New York Times, suggerendo quote di 1.000 dollari per gli adulti e 500 per ogni bambino. «Credo però che questa iniziativa vada fatta mensilmente: così, se la crisi dovesse continuare, le persone non vedranno evaporare i propri risparmi».

Sebbene la sua proposta fosse molto più articolata, Yang è convinto che — portandola al centro del dibattito politico — la sua campagna abbia in parte aiutato il governo federale a prendere in considerazione questa soluzione. «Mi sono ritirato a febbraio, e a marzo abbiamo deciso di dare 1.000 dollari a ogni americano», aveva scherzato un paio di giorni fa, intervistato da Tim Alberta di Politico. «Ci aspettano però problemi enormi da superare, e per questo penso che dovremmo rendere questi pagamenti regolari». Se non verrà approvato prima, conclude, è probabile che il reddito di cittadinanza diventerà un tema nella campagna elettorale del 2020. E del 2024.

Corriere della Sera, 20 marzo 2020 (Rassegna Stampa)

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