Substack è un «TinyLetter più professionale», spiega il Nieman Lab di Harvard: una piattaforma per creare e inviare newsletter gratuita, a meno che non si passi a pagamento. È quello che hanno fatto un mese fa i due fondatori di The Dispatch Stephen Hayes e Jonah Goldberg, voci rispettate del giornalismo conservatore (ma moderato) che, con l’avvento di Donald Trump e la successiva chiusura del The Weekly Standard, si erano ritrovate isolate. Così, in autunno, hanno lanciato su Substack, un giornale «email first», The Dispatch appunto: non hanno pubblicità di alcun tipo, ma da un mese il servizio è diventato a pagamento. Si sono appoggiati solo sui lettori, insomma, e dopo sei mesi di vita hanno raccolto 1,4 milioni di dollari. «Abbiamo spiegato ai lettori che volevamo dargli articoli, ottimi articoli, e per il resto lasciarli in pace», ha dichiarato Hayes a Nieman Lab.

Prima di partire pensavano di fondare un sito con una squadra di 25-30 persone, ma parlando con diversi colleghi hanno cambiato priorità. «Abbiamo deciso di essere un po’ più piccoli, e stabilito che il sito sarebbe stato solo il terzo per importanza fra i nostri prodotti: prima vengono newsletter e podcast». Oggi hanno uno staff di 12 persone, sei newsletter, tre podcast e offrono abbonamenti da 10 dollari al mese, 100 dollari all’anno o 1.500 a vita: gli abbonati paganti sono quasi 10 mila, ma The Dispatch non è tutto chiuso dietro a un paywall. La cosa più interessante del progetto di Hayes e Goldberg, però, probabilmente è questa: «Il diverso modo di distribuzione ha incoraggiato un diverso approccio editoriale, in particolare rispetto ai siti politici, di destra e sinistra, che puntano sull’indignazione», ha spiegato Hayes. «Se per il traffico ti appoggi ai social, è facile finire a fare clickbait, per spingere la gente a un retweet o a una condivisione dettata dalla rabbia. L’abbonamento a un servizio di newsletter regolare, invece, offre incentivi diversi».

Corriere della Sera, 22 marzo 2020 (Rassegna Stampa)

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