Gli Stati del Texas e dell’Ohio hanno inserito gli aborti fra le operazioni chirurgiche non essenziali che saranno rimandate durante l’emergenza coronavirus: sostengono che sia un modo per non sprecare attrezzature mediche e materiale protettivo essenziale, e per non intasare gli ospedali che sono in attesa di un grande numero di pazienti. Secondo gli attivisti per il diritto all’aborto, però, si tratta di un nuovo fronte nella guerra ideologica all’aborto portata avanti dai conservatori e intensificatasi dopo l’elezione di Donald Trump (qui un approfondimento pubblicato su 7). Le interruzioni di gravidanza – spiegano, citando le raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists – sono essenziali e non possono aspettare la fine della pandemia.

In Texas, stato da sempre all’avanguardia nella lotta all’interruzione di gravidanza, la decisone «riguarda qualsiasi tipo di aborto ad eccezione di quelli necessari per salvaguardare la vita e la salute della madre», ha precisato lunedì il procuratore generale texano Ken Paxton: la pena è stata fissata in una multa di 1.000 dollari e 180 giorni di carcere, ma non è chiaro se le restrizioni riguardino anche la pillola del giorno dopo. In Ohio, dove invece il movimento antiabortista ha guadagnato forza negli ultimi anni, tutte le operazioni chirurgiche non essenziali saranno rimandate a partire dalle 17 di oggi: nel weekend, il procuratore generale Dave Yost ha ordinato a tutte le cliniche di Cincinnati, Cleveland e Dayton di sospendere le interruzioni di gravidanza.

Corriere della Sera, 25 marzo 2020 (Newsletter AmericaCina)

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