Guardando i dati, il coronavirus sembrerebbe aver schivato il Wyoming: al 21 aprile le vittime erano appena 2, e 429 i casi rilevati. I numeri dicono poco – un medico legale ha suggeriti a Cnn che ai morti non sono stati fatti tamponi, e nel frattempo si sono aggiunte 4 vittime – ma influenzano le scelte di questo Stato in cui le Grandi Pianure incontrano le Montagne Rocciose, e dove il distanziamento sociale è quasi naturale. Con 578 mila abitanti è lo Stato meno popoloso d’America: sparsi sul decimo territorio più ampio del Paese ne restano appena 2,3 per chilometro quadrato. In Wyoming non c’è lockdown statale ma sono vietati i raduni superiori alle 10 persone, i business «non essenziali» devono restare chiusi ma la definizione di «essenziale» è la più ampia possibile.

«Le gioiellerie non sono essenziali, a meno che non ti si stia per staccare il diamante dall’anello: allora diventano davvero essenziali», ha spiegato al Washington Post Ken Bingham, proprietario di una gioielleria nella capitale Cheyenne, che pur di non chiudere è andato a vivere nel negozio l’11 marzo, quando è stato registrato il primo contagio, lasciando a casa moglie, figlio e nipotino asmatico. «Posso prendermi cura di me stesso, come gran parte delle persone. Il governo deve restarne fuori più possibile. Non rinuncerò alle mie libertà per la sicurezza», ha affermato, riassumendo il paradosso americano: da un lato c’è la preoccupazione per il virus, dall’altro la volontà di proteggere le libertà fondanti del Paese, le stesse che hanno alimentato le (folli) proteste contro il lockdown.

Le sue parole raccontano anche come repubblicani e democratici vivano due realtà differenti in questa emergenza. «I conservatori vivono in Stati con meno casi e i media da cui ricevono notizie sono scettici», nota il Ceo di Axios Jim VandeHei, «i liberal, in particolare nelle grandi città, vedono parecchi morti e notizie infauste. Appiattire la curva è diventata una questione politicamente controversa». E così, nonostante quello di Bingham sia solo uno dei tanti negozi aperti nel centro di Cheyenne, lunedì decine di persone si sono radunate davanti al parlamento per chiedere la riapertura totale dello Stato e «tornare al lavoro». Il governatore repubblicano Mark Gordon ha ricordato loro di essere cauti e ha letto un brano della Bibbia.

Gli ospedali però si stanno riempiendo, e la sindaca repubblicana di Cheyenne Marian Orr è convinta che il peggio debba ancora arrivare: la settimana scorsa ha proposto di multare chi avesse violato il divieto di assembramenti superiori alle dieci persone, ma la legge è stata bocciata con un voto online. Orr ha ottenuto un solo risultato: lunedì i manifestanti la hanno paragonata a Mao, per aver messo gli interessi del governo davanti alle persone.

Corriere della Sera, 22 aprile 2020 (Newsletter AmericaCina)

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