Dopo aver diretto per dieci mesi l’Herald Times di Bloomington, un giornale dell’Indiana di proprietà del gruppo Gannett, Rich Jackson è stato licenziato mercoledì nel parcheggio e invitato a lasciare entro due giorni l’appartamento che l’azienda gli forniva nello stesso edificio. Venerdì si è trasferito dunque in uno squallido Motel 6 e ha aperto un blog: l’ha chiamato The Homeless Editor e ha raccontato come, in mezzora, è passato «dall’essere qualcuno a diventare nessuno». I suoi post hanno fatto ottimi numeri, ma la sua storia è solo l’ennesimo esempio della crisi che attanaglia i giornali, in particolare quelli locali, che hanno perso il 50% dei posti di lavoro dal 2008.

Benché i dirigenti di Gannett sostengano che il licenziamento sia dovuto alla fusione dello scorso anno con GateHouse – che ha formato il più grande gruppo editoriale d’America ma in dodici mesi ha fatto perdere il 90% del valore alle azioni Gannett, ieri scambiate a 1,06 dollari – Jackson, 54 anni, è stato costretto a trasferirsi in un motel perché il coronavirus ha accelerato il declino dei giornali di provincia.

Proprio per superare la crisi dovuta all’epidemia, il presidente della NewsGuild, il più importante sindacato dei giornalisti americani, ha chiesto ufficialmente – dopo il voto dei membri – il finanziamento pubblico dei giornali, superando un confine incontaminato negli Stati Uniti e scatenando un dibattito: i tradizionalisti, scrive Ben Smith nella sua rubrica sul New York Times, sostengono che chiedere soldi al Governo, di cui devono scrivere, «confonda i confini», e potrebbe finire per influenzare la linea editoriale. I leader del sindacato ritengono invece che il disagio etico o il dibattito filosofico debbano essere lasciati in disparte in questo momento, per assicurare un lavoro ai membri del sindacato.

Come nota Smith, la linea del sindacato è mutata notevolmente a partire dal 2015, quando si è cominciata a sentire l’influenza di una nuova generazione di attivisti millennial, con esperienze totalmente diverse da quelle dei veterani dell’industria: sono cresciuti con la grande recessione del 2008 e si sono scontrati con i licenziamenti delle startup. La loro sensibilità sindacale è stata ispirata non solo dai social media, ma anche dal movimento politico progressista incarnato da Bernie Sanders e, ora, Alexandria Ocasio-Cortez.

Con i riferimenti culturali, sono cambiate anche le battaglie: l’uso di pronomi di genere non binari, ad esempio, oppure la battaglia contro gli accordi di confidenzialità nelle cause per molestie sessuali, o ancora le battaglie per proteggere i giornalisti meno pagati a dispetto delle star. Insomma, il giornalismo americano è passato dall’individualismo rampante di inizio millennio alla collettività, e c’è un’immagine che può riassumerlo: la foto dei membri della LA Times Guild, in gruppo, immortalati con il pugno chiuso.

Corriere della Sera, 5 maggio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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