Per conquistare il mondo, e un secondo mandato alla Casa Bianca, la campagna elettorale di Trump è pronta a usare la Morte Nera, la stazione da battaglia spaziale di Guerre Stellari con un cannone laser in grado di distruggere interi pianeti. La metafora, quantomeno azzardata in tempo di pandemia, è sfuggita in un tweet al campaign manager di Trump Brad Parscale, l’outsider venuto dal nulla (qui raccontato da Massimo Gaggi) – in termini politici – che nel 2016 ha sovvertito ogni regola elettorale con una strategia digitale senza scrupoli. «Per quasi tre anni abbiamo costruito una campagna colossale (Morte Nera)», ha scritto Parscale, elevato a guru digitale dopo essere riuscito a trasformare una corsa squinternata in un carro armato elettorale. «Sta andando a tutto gas. Dati, digitale, tv, politica, surrogati, coalizioni: fra pochi giorni premeremo FUOCO per la prima volta».

Se però alla Morte Nera di Darth Vader bastano pochi secondi per distruggere la Terra, alla campagna di Trump serviranno (intanto) almeno 10 milioni di dollari, che Parscale – 44 anni, calvo e con una lunga barba ispida – ha pianificato di investire in spot contro Joe Biden da spargere in tv e online. Secondo Reuters, la campagna ruoterà intorno al grande nemico, la Cina: accuserà Pechino per la pandemia e attaccherà il rivale democratico per le sue posizioni, a cominciare dall’opposizione al travel ban rivolto da Trump ai cittadini cinesi.

È la prima offensiva organizzata di questa campagna, che ha scatenato le proteste del team di Biden e indignazione online: se in inglese Death Star suona lugubre, in italiano la Morte Nera richiama la pandemia arrivata in Europa dalla Cina a metà del Quattordicesimo secolo, che provocò all’incirca 20 milioni di vittime.

In un secondo tweet Parscale ha incolpato i media, che sarebbero responsabili per il nome, ma a mettere il punto alla vicenda ci ha pensato Stephen Colbert. «Non è certo il momento migliore per associarsi a qualcosa che uccide l’intera popolazione di un pianeta», ha spiegato il conduttore del Late Show. «Ma poi hai visto il film? Non finisce granché bene per la Morte Nera».

Corriere della Sera, 8 maggio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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