In principio c’erano solo sterpaglie e vecchi binari arrugginiti che si arrampicavano lungo l’Hudson risalendo la dorsale occidentale di Manhattan: erano i resti della vecchia ferrovia sopraelevata che, dal 1934, serviva a trasportare animali e milioni di tonnellate di carne, latticini e prodotti agricoli dal terminal di Spring Street fino alla 35esima Strada. A metà del percorso, si fermava nel distretto dei mattatoi e delle fabbriche, come la Nabisco, produttrice dei celebri Oreo Cookies: caricava e ripartiva, avanti così fino agli anni Ottanta, quando il trasporto su gomma e la mutazione di Manhattan relegarono la West Side Line — che aveva nel frattempo perso la sua metà meridionale — al ruolo di ingombrante residuo industriale che, per vent’anni, le varie amministrazioni cittadine avevano provato a demolire. Grazie alla tenacia di due residenti del quartiere, Joshua David e Robert Hammond, fondatori nel 1999 dell’associazione Friends of the High Line, si è trasformata in una grande storia newyorkese, «un regalo straordinario al futuro della città», come dichiarò il sindaco Michael Bloomberg nel giugno del 2009, inaugurando il primo pezzetto del parco sopraelevato che da Gansevoort Street arrivava fino alla 20esima Strada: a disegnarlo Diller Scofidio+Renfro insieme allo studio di architettura del paesaggio James Corner Field Operations, che scelse 100 diversi tipi di piante per far rifiorire la ferrovia abbandonata. Quel giorno, insieme alle autorità cittadine, erano presenti anche «i grandi benefattori» — come li definiva all’epoca il New York Times — di un progetto post-industriale ispirato alla Promenade plantée di Parigi: Diane von Furstenberg, il marito Barry Diller, il miliardario Philip Falcone e sua moglie Lisa Marie. In questi undici anni la High Line non si è fermata: si è trasformata in una passeggiata verde nel cielo newyorkese, guardando il sole che tramonta sul New Jersey e sull’America. Oggi il percorso è lungo 2,3 chilometri, arriva fino alla 30esima Strada sfiorando i moderni condomini di Hudson Yards e il parco è diventato un simbolo di rinascita. Ha attratto investimenti immobiliari miliardari, fra cui la nuova sede del Whitney Museum firmata da Renzo Piano, e 8  milioni di turisti soltanto lo scorso anno, che dormono negli eleganti alberghi della zona: lo Standard che sovrasta il parco, ma anche il delizioso Maritime, un isolato più in là, o il Jane Hotel, poco più a sud. Attorno è mutato il quartiere, quel Meatpacking District che dai mattatoi e dalle officine del Novecento è passato all’ospitare i principali locali notturni di inizio millennio, per poi essere travolto dalla foga immobiliare di questo decennio e dalle critiche di chi, nel parco, ha visto un’occasione mancata di integrazione cittadina. «La High Line è diventata un parafulmine di amore e odio», ha dichiarato lo scorso anno a Nbc Joshua David, direttore esecutivo della no profit che gestisce il parco insieme alla città. «Non merita tutto il credito né le colpe che le addossano: era un quartiere industriale, e sarebbe cambiato comunque».

Corriere della Sera, 12 maggio 2020 (edizione di Torino) (prima pagina, pag. 2)

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