La Corte suprema del Wisconsin ha «liberato» lo Stato, per usare le parole con cui Donald Trump aizzava nelle scorse settimane le manifestazioni contro i vari lockdown. In una decisione di misura, il massimo tribunale statale, a maggioranza conservatrice, ha stabilito che, durante una pandemia che va avanti di mese in mese, il governatore democratico Tony Evers non ha l’autorità di richiedere i poteri di emergenza «a tempo indefinito» sull’intero territorio del Wisconsin. E così, mente i contagi e le vittime aumentano, la Corte ha deciso che la serrata — a fine aprile prorogata fino al 26 maggio, decisione contro cui si era appellato il parlamento in mano ai repubblicani — doveva finire.

Per celebrare la fine dell’isolamento, racconta il Washington Post, ieri sera i bar hanno tirato su le saracinesche seguendo le disposizioni della Tavern League of Wisconsin, l’associazione di settore che li rappresenta e che li ha autorizzati tramite Facebook a «riaprire immediatamente», pur seguendo le linee guida sanitarie. Alcuni cittadini si sono riversati nei locali — chi con la mascherina chi no, «festeggiando come se fosse il 2019», ha scritto il Post — e il governatore non ha potuto far altro che consigliare il distanziamento sociale. «Siamo il selvaggio West», ha detto Evers ha Msnbc, guardando le immagini di alcuni bar che si riempivano, non sempre rispettando le precauzioni in vigore fino a qualche ora prima. «In Wisconsin non ci sono più restrizioni».

La decisione è stata presa dagli stessi giudici che, il 7 aprile, avevano obbligato i cittadini a recarsi fisicamente alle urne per le primarie presidenziali e per la rielezione di uno di loro, poi sconfitto: non volevano estendere i termini del voto via posta perché convinti che potesse danneggiare il giudice conservatore in corsa per la rielezione. «Non si eleggerebbe più un repubblicano», sostiene del resto Donald Trump, interpretando un sentimento comune fra i conservatori: temono che il voto via posta permettere a più elettori di esercitare il diritto di voto, danneggiando i loro candidati. I democratici, all’opposto, tentano da tempo di espandere l’affluenza, convinti che possa aiutarli.

In uno Stato spaccato a metà – con il governatore democratico e il parlamento a maggioranza conservatrice che lo boicotta ,spalleggiato dalla Corte Suprema — lo scontro politico che si gioca sulla pelle dei cittadini è stato ora portato all’estremo, anticipando i due temi che domineranno il resto del 2020: il voto via posta, soprattutto per quanto riguarda le presidenziali, e la gestione della pandemia. Le conseguenze, però, si sentiranno a livello nazionale: qua nel 2016 Trump assestò il colpo del k.o. a Hillary Clinton, vincendo di 22.748 voti su quasi 2,8 milioni di elettori e conquistando la Casa Bianca. Un battito d’ali in Wisconsin — un voto in più o uno in meno — potrebbe insomma provocare un uragano nel resto del mondo.

Corriere della Sera, 15 maggio 2020

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