Lo scontro fra Trump e Twitter ruota attorno al voto per corrispondenza: i democratici, da sempre, tentano di estenderlo per attrarre le minoranze — che in genere votano per loro — e trarne così benefici elettorali; i repubblicani per lo stesso motivo si oppongono. «Non si eleggerebbe più un repubblicano in questo Paese», dice Trump sintetizzando la posizione del suo partito e sostenendo che sia una pratica «fraudolenta».

Il coronavirus ha ovviamente reso urgente la questione: votare via posta eviterebbe assembramenti ai seggi, come successo in Wisconsin durante le primarie di aprile, quando la Corte Suprema e il parlamento statale — entrambi a maggioranza conservatrice — obbligarono mezzo milione di cittadini a recarsi fisicamente alle urne (con i giudici che poi votarono via posta, come del resto fanno Trump e – ha scoperto il Tampa Bay Times – la sua portavoce Kayleigh McEnany).

Le affermazioni di Trump, secondo gli esperti, non hanno però fondamento. Le cronache recenti non riportano frodi elettorali, se non qualche piccolo tentativo commesso non tanto dagli elettori, quanto da funzionari di partito: l’ultimo riguardava un ex giudice democratico di Philadelphia che aveva accettato tangenti da 2.500 dollari per gonfiare i voti di tre colleghi fra il 2014 e il 2016, e si è dichiarato colpevole la settimana scorsa.

Ora il Philadelphia Inquirer ha scoperto che a pagare l’ex giudice Domenick DeMuro, 73 anni, sarebbe stato l’ex deputato Michael «Ozzie» Myers, 77 anni, che negli anni Settanta fu una figura chiave dello scandalo Abscam e fu condannato a tre anni di galera per aver accettato 50 mila dollari da agenti dell’Fbi sotto copertura, che si fingevano emissari di uno sceicco arabo in cerca di favori politici.

La sua storia — che divenne simbolica della corruzione del Congresso — è stata raccontata nel film del 2013 American Hustle, con Christian Bale, Bradley Cooper e Amy Adams, che vinse tre Golden Globe e riportava una storica affermazione di Myers: «In questi affari i soldi parlano, le stronzate camminano», diceva l’allora deputato della Pennsylvania non sapendo di essere filmato.

Da allora Myers si è riciclato in uno dei consulenti politici più ambiti di Philadelphia, in particolare per le campagne elettorali dei giudici, ma evidentemente non aveva perso il vizio delle tangenti: le autorità non hanno confermato il suo nome, ma tutti gli indizi – e le fonti del quotidiano confermano – portano a lui.

Corriere della Sera, 28 maggio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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