Joe Biden si è avventurato fuori dall’ormai celebre seminterrato di casa in cui lavora da marzo per incontrare i manifestanti nelle strade di Wilmington, la città del Delaware in cui vive. Stretto fra la pressione del partito, che lo vorrebbe più presente nel dibattito politico, e la paura del contagio (a 77 anni è nella fascia di età più a rischio), finora il candidato democratico era uscito di casa soltanto un’altra volta, per rendere omaggio ai caduti di guerra per il Memorial Day, e non si è mai allontanato dalla sua città. Mentre il Paese brucia, però, l’aspirante presidente doveva far sentire la propria voce, e ha documentato la sua escursione per le strade di Wilmington sui social network: «L’unico modo di sopportare questo dolore, è trasformare tutta l’angoscia in uno scopo», ha scritto Biden. «Da presidente, condurrò questo dialogo e ascolterò, proprio come ho fatto oggi visitando il luogo delle proteste dell’altra notte».

Nelle Instagram stories, il team ha mostrato Biden mentre si scattava foto con alcuni sostenitori, ha registrato un uomo che lo invitava a cacciare il «pazzo» dalla Casa Bianca e poco altro: per essere alla sua seconda uscita pubblica, il messaggio è stato debole. Nel weekend, il candidato democratico aveva però espresso solidarietà nei confronti dei manifestanti, ricordando che il modo in cui si protesta non deve oscurare il motivo delle manifestazioni: bruciare interi quartieri, mettere in pericolo la vita delle persone con la violenza è sbagliato, aveva spiegato, rivelando poi di aver parlato con i familiari di George Floyd e di essere rimasto impressionato «dal loro coraggio e dalla compostezza in questo momento di dolore inimmaginabile».

Come ha chiarito il fratello di Floyd, Philonise, la famiglia ha parlato anche con Trump, ma la conversazione è stata rapida: «Non mi ha dato neanche il tempo di parlare», ha raccontato al reverendo Al Sharpton nel suo programma su Msnbc. Le azioni di Biden sono dunque in netto contrasto con quelle del suo avversario, è in vantaggio in tutti i sondaggi condotti a maggio, ma potrebbe non essere sufficiente.

Come ha scritto Astead Herndon sul New York Times, per gli afroamericani – che ne hanno fatto decollare la candidatura durante le primarie – non basta non essere Trump e dire ai cittadini di votare: «Non vogliono solo giustizia per Floyd, ma un ricambio del potere politico ed economico che prevenga la morte di un’alta persona nera per mano della polizia, un altro video brutale dal diventare virale», scrive Herndon da Columbia, South Carolina. Un suggerimento, intanto, è arrivato da Anna Wintour: «Si deve circondare delle menti migliori e più brillanti, che rappresentino tutta l’America», ha scritto la potentissima direttrice di Vogue. «Questo significa che deve scegliere una donna di colore come sua vice, e lo deve fare ora».

Corriere della Sera, 1 giugno 2020 (Newsletter AmericaCina)

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