È morta l’ultima persona che ancora riceveva una pensione per i veterani della Guerra Civile. Irene Triplett aveva 90 anni ed era figlia di Mose Triplett, un soldato dell’esercito Confederato che nel 1863, mentre il suo reggimento marciava verso la disfatta di Gettysburg, scappò e si arruolò con l’Unione. Quella diserzione gli salvò la vita – 734 degli 800 uomini del 26th reggimento di fanteria della North Carolina morirono, furono feriti o fatti prigionieri nella più truce battaglia della Guerra Civile – ma soprattutto garantì a Irene – nata nel 1930 con disturbi mentali dall’unione del papà con una donna che aveva 49 anni meno di lui – un vitalizio di 73,13 dollari al mese, che il Department of Vetarans Affairs le ha pagato per quasi un secolo perché figlia disabile di un veterano di guerra.

Mose Triplett era un uomo irascibile, che dopo la guerra teneva serpenti a sonagli nel giardino e passava le giornate seduto sotto il portico di casa con un fucile sulle ginocchia. «Un sacco di gente aveva paura di lui», ha raccontato il nipote Charlie Triplett al Wall Street Journal. A 77 anni, nel 1924, sposò la ventottenne Elida Hall, una donna con disturbi mentali: una tale differenza d’età, spiega il quotidiano, all’epoca era tutt’altro che rara fra i veterani della Guerra Civile che, durante la Grande Depressione, si ritrovarono al tempo stesso con una buona pensione e il bisogno di assistenza. Irene Triplett venne al mondo così, fra le montagne della North Carolina, ed ebbe un’infanzia difficile: veniva picchiata dai genitori e dagli insegnanti.

«A dire la verità non me ne importava, volevo solo andarmene e avere una casa tutta mia», raccontò nel 2014 al Journal. Dopo la morte del padre, nel 1938, si trasferì con la madre di un ospizio per poveri, poi è passata da una casa di riposo all’altra – pagate con quella piccola pensione mensile – fino alla morte, avvenuta nei giorni scorsi in un momento complicato per il Paese: la sua scomparsa, in fondo, sembra quasi un simbolico passaggio di consegne fra la Guerra Civile, combattuta sulla schiavitù, e le tensioni razziali e sociali che stanno ribollendo oggi in tutti Stati Uniti.

P.S. Proprio oggi, il governatore democratico della Virginia Ralph Northam dovrebbe annunciare la rimozione della statua del generale sudista Robert Lee dalla Monument Avenue di Richmond, vecchia capitale confederata: è una vittoria per gli attivisti civili, che i conservatori – come la senatrice dello Stato Amanda Chase, candidata repubblicana alla poltrona di governatore – vedono però come l’ennesimo «tentativo da parte della sinistra radicale di cancellare i bianchi dai libri di storia».

Corriere della Sera, 4 giugno 2020 (Newsletter AmericaCina)

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