Sulla zona autonoma di Seattle, l’ormai celebre Chaz dichiarata nel quartiere di Capitol Hill, si è sviluppata una duplice narrativa sui media americani: quelli liberal hanno raccontato una dimostrazione per lo più pacifica, quelli conservatori – con a capo il presidente Trump – hanno parlato di un’occupazione del territorio da parte di terroristi anarchici e armati. Entrambe si basano su un fondo di verità: la dimostrazione è soprattutto pacifica, come ha affermato anche la sindaca democratica Jenny Durkan, ma a presidiare la Chaz ci sono i membri del Puget Sound John Brown Gun Club, un movimento Antifa che si è armato per difendere la comunità dai suprematisti bianchi, e che spesso viene chiamato per fare un servizio di sicurezza alle manifestazioni per la giustizia sociale organizzate in città.

Sebbene il Washington Post scriva che l’unica persona armata avvistata lungo il perimetro della Chaz non appartenesse al John Brown Gun Club, sul Daily Beast la giornalista Kim Kelly, che dichiara di essere iscritta alla Socialist Rifle Association, racconta che quello dei gruppi armati di sinistra è un fenomeno in crescita e che nei sei isolati della zona autonoma i membri del John Club abbiano effettivamente armi.

Il gruppo – le ha spiegato il portavoce Nick, che preferisce non rivelare il proprio cognome per «paura dell’isteria dei media di destra» – è stato chiamato a garantire la sicurezza di «alcune importanti voci nere chiamate a tenere discorsi all’interno della zona autonoma», dopo che la domenica scorsa un manifestante è stato ferito a colpi di pistola da un uomo che è poi stato arrestato.

I membri del John Brown Gun Club, spiega Nick al Daily Beast, sono armati proprio per autodifesa: vogliono prevenire che i gruppi di suprematisti bianchi come i Boogaloo Bois o i Proud Boys possano aggredire qualcuno all’interno della Chaz. «Non siamo qua per scontrarci con la polizia», ha affermato.

Intanto, scrive il Post, all’interno della zona autonoma regna la confusione: gli occupanti non sanno come proseguire, e fino a quando, la propria manifestazione, e si domandano se limitare la protesta soltanto alla brutalità della polizia sui neri o se invece includere alcune diseguaglianze sistemiche – crisi abitativa, sanità e istruzione – che da anni tormentano la città.

Corriere della Sera, 15 giugno 2020 (Newsletter AmericaCina)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...