Con il suo voto, Neil Gorsuch ha stupito tutti. Giudice ultraconservatore nominato da Trump nel 2017 per sostituire il defunto Antonin Scalia e spostare, se possibile, ancora più a destra il peso della Corte Suprema, ieri Gorsuch ha votato per estendere ai membri della comunità Lgbt le protezioni del Civil Right Act, impedendo così che vengano discriminati sul lavoro per il loro orientamento sessuale. «Un datore di lavoro che licenzia un individuo soltanto per essere gay o transgender si sottrae alle legge», ha scritto, motivando la decisione presa con 6 voti favorevoli e 3 contrari dal massimo tribunale americano: insieme a lui, anche il chief justice John Roberts ha votato con i democratici.

Gorsuch crede nel «testualismo», ovvero interpreta la legge per come è scritta, senza andare a ricercare e analizzare le intenzioni di chi l’ha discussa e approvata. Su questo principio ha basato la sua decisione, spiegando che le parole del Civil Right Act erano chiare. «Quando i termini espressi da uno statuto ci danno una risposta, e le considerazioni extra-testuali ne offrono altra, non c’è partita», ha scritto in apertura della sua opinione, usando un principio profondamente conservatore per arrivare a una decisione in aperto contrasto con le posizioni degli altri giudici di nomina repubblicana.

La decisione ha fatto infuriare i commentatori della destra, così come gli evangelici che con la sua nomina pensavano di essersi assicurati il voto di un solido conservatore sociale e invece si ritrovano a gridare al tradimento. Chi lo conosce bene racconta però che Gorsuch non è mai stato ideologicamente contrario alla salvaguardia dei diritti gay, e si aspettava una decisione simile.

Di certo non se la attendeva Trump, che però ha semplicemente preso atto degli eventi: «Hanno deliberato e ce la prendiamo così. È una decisione forte», ha affermato, mentre alcuni consiglieri si dichiaravano indignati nei talk show radiofonici o in televisione. In Congresso, tuttavia, molti parlamentari repubblicani hanno espresso sostegno per questa decisione inattesa, esplicitando il rapido cambiamento in corso negli Stati Uniti in materia di diritti civili.

Corriere della Sera, 16 giugno 2020 (Newsletter AmericaCina)

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