Il capo della polizia di Tucson, in Arizona, ha presentato ieri le proprie dimissioni dopo aver reso pubblico un video che mostrava gli ultimi minuti della vita di Carlos Ingram Lopez, un 27enne di origine ispanica morto il 21 aprile mentre era sotto custodia della polizia. Registrate dalle body cam degli agenti coinvolti, due bianchi e uno nero, anche loro dimissionari, le immagini mostrano Lopez in manette mentre implora in inglese e in spagnolo, chiedendo dell’acqua e chiamando la nonna che, come racconta il New York Times, nella cultura ispanica è considerata un’ancora di salvezza.

Gli agenti non hanno usato le tecniche di strangolamento sotto accusa dopo la morte di George Floyd ma, ha spiegato il loro capo Chris Magnus, hanno violato le linee guida tenendo la vittima in posizione prona e con la faccia a terra per 12 minuti, provocandogli un arresto cardiaco: secondo l’autopsia, a causarlo fu una combinazione di costrizione fisica e intossicazione da cocaina. Prima di morire, Lopez ha pronunciato le stesse parole di Floyd: «I cant’ breathe», non respiro.

La polizia di Tucson già da tempo aveva vietato queste tecniche di soffocamento ed è una delle più progressiste del Paese, ha spiegato Magnus in conferenza stampa, rendendo poi pubbliche le proprie dimissioni: una decisione che ha preso di sorpresa la sindaca Regina Romero, prima ispanica a guidare la cittadina dell’Arizona, che prima di accettarle, ha spiegato, vuole esaminare i dettagli dell’accaduto.

Il caso è tornato a galla dopo oltre due mesi sull’onda delle proteste per la morte di Floyd, con gli ispanici che, a loro volta, chiedono un cambiamento radicale nei rapporti fra le proprie comunità e la polizia: solo la settimana scorsa, uno studente 18enne – Andres Guardado, che arrotondava come guardia di sicurezza – è stato ucciso nella contea di Los Angeles da un vicesceriffo.

Nuovi casi di brutalità della polizia, intanto, continuano a spuntare in tutto il Paese: l’ultimo è quello di Elijah McClain, un 23enne di Aurora, in Colorado, ucciso dalla polizia ad agosto soltanto perché indossava un passamontagna per proteggersi dal freddo. Per l’autopsia la causa della morte era «indefinita», gli agenti sono stati prosciolti, ma la sua storia ha ripreso forza sui social network e grazie a una petizione su Change.org che ha raccolto oltre 2 milioni di firme.

Corriere della Sera, 25 giugno 2020 (Newsletter AmericaCina)

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