La Corte Suprema ha stabilito ieri che gran parte dell’Oklahoma orientale, un territorio vasto abitato da quasi 2 milioni di cittadini e che include la città di Tulsa, è parte di una riserva nativa americana. Non si tratta di una mera questione geografica: la sentenza potrebbe avere un impatto sul sistema di giustizia criminale dell’Oklahoma, che non potrebbe più perseguire reati commessi da nativi americani in quel territorio, ma anche sul fronte fiscale e sulla struttura governativa. In bilico ci sono ora anche centinaia di condanne criminali e civili riguardanti reati avvenuti all’interno del territorio Muscogee (Creek): secondo la sentenza della Corte, infatti, i crimini commessi da nativi americani all’interno della riserva nell’Oklahoma orientale non potranno essere perseguiti dallo Stato o dalla polizia locale, ma dovranno essere giudicati nei tribunali della riserva o in quelli federali. «Neanche un millimetro di terra oggi ha cambiato proprietario», ha dichiarato al New York Times Jonodev Chaudhuri, ambasciatore della Nazione Muscogee Creek.

Il massimo tribunale americano doveva rispondere a una domanda: la riserva Creek ha continuato a esistere anche dopo che l’Oklahoma è divenuto uno Stato? La decisione è stata presa con 5 voti favorevoli e 4 contrari, con il giudice conservatore Neil Gorsuch — un uomo dell’Ovest che già in passato aveva favorito le tribù — che si è unito ai colleghi progressisti per dare ai nativi americani la più grande vittoria legale degli ultimi decenni, per di più in un momento in cui le tribù sono state duramente colpite — dal punto di vista sanitario, ma anche economico — dal coronavirus. «Oggi ci viene chiesto se i territori rimangono una riserva Indiana come promesso dai trattati, in particolare per quanto riguarda la legge criminale federale», ha scritto Gorsuch nell’opinione di maggioranza. «Siccome il Congresso non ha mai detto altro, dobbiamo far sì che il Governo si attenga alla parola data». Secondo il presidente della Corte John Roberts, che ha scritto l’opinione contraria, la sentenza «metterà a rischio numerose condanne ottenute dallo Stato, nonché la possibilità di perseguire reati seri in futuro».

La questione partiva dal caso di Jimcy McGirt, un uomo della tribù Seminole condannato a livello statale per reati sessuali commessi su un minore all’interno dei confini storici della Nazione Muscogee. McGirt sosteneva però di poter essere giudicato solo a livello federale, perché il Congresso aveva ceduto le terre con un trattato firmato nel 1790 ai Muscogee, a cui in seguito non aveva mai più tolto la sovranità sull’area, neanche dopo che l’Oklahoma era diventato uno Stato. Secondo gli esperti, Gorsuch — un «testualista», che interpreta la legge per come è scritta — si è semplicemente attenuto al linguaggio dei trattati, che, nel rapporto con i nativi americani, il Governo degli Stati Uniti ha storicamente infranto. «Oggi la Corte Suprema ha mantenuto la promessa sacra di una riserva protetta che gli Stati Uniti avevano fatto alla nazione Muscogee (Creek)», ha commentato la tribù con una dichiarazione resa pubblica dopo la sentenza. «La decisione di oggi ci permette di onorare i nostri antenati mantenendo la sovranità e i confini territoriali».

Corriere della Sera, 10 luglio 2020

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