Quando si è candidata a governatrice nel 2018, Gretchen Whitmer lo ha fatto promettendo che avrebbe «aggiustato le dannate strade» del Michigan. In questa affermazione c’è tutto il pragmatismo di una donna che ha scalato la montagna politica in uno degli stati che pesano di più alle presidenziali: è stata cinque anni alla Camera, nove al Senato – durante i quali rivelò di aver subito un assalto sessuale ai tempi dell’università – e infine governatrice. Appena insediata si è ritrovata ad affrontare le conseguenze della guerra commerciale di Trump, che ha avuto un duro impatto sull’economia del Michigan, poi a febbraio è stata scelta per pronunciare la risposta democratica al suo discorso sullo Stato dell’Unione, un onore riservato di norma agli astri nascenti del partito. È un’outsider che non ha fatto carriera a Washington, insomma: a trascinarla sul palcoscenico nazionale sono stati soprattutto la pandemia e i successivi attacchi ricevuti dal presidente.

In uno degli Stati più colpiti, soprattutto all’inizio, ha gestito l’emergenza con fermezza, a volte eccessiva, causando per questo accese proteste quando ha ampliato i termini del lockdown, e ha denunciato l’amministrazione Trump per non aver fornito sufficiente materiale protettivo agli Stati in lotta contro il virus. Il presidente ha risposto nel suo stile, attaccandola in televisione e via Twitter e provando a sminuirla con un nomignolo, «la donna del Michigan», ma gran parte della popolazione ne ha apprezzato la gestione. Le controversie legate al Covid-19 potrebbero averne fatto scendere le quotazioni, ma Whitmer, una moderata di 48 anni, porterebbe al ticket di Biden una ventata di «gioventù» e, soprattutto, la sua dote elettorale: nel 2016 in Michigan Trump ottenne una vittoria decisiva per appena 10.700 voti, e i democratici faranno di tutto per riconquistare lo Stato e il resto della Rust Belt.

Corriere della Sera, 13 luglio

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