Erano anni che i democratici puntavano al Texas, auspicandosi che il rapido cambiamento demografico facesse sfumare lo Stato da un solido rosso repubblicano al blu progressista. Sulle minoranze che minoranze più non sono — in particolare gli ispanici, cresciuti fra il 2010 e il 2017 del 18% — gli strateghi democratici incentravano un’ambiziosa scommessa elettorale a lungo termine: conquistare il Texas e i suoi voti elettorali, che sono 38 sui 270 necessari a ottenere la presidenza, secondo solo alla progressista California.

L’ultimo democratico a vincere da queste parti fu Jimmy Carter nel lontano 1976, ma la combinazione Trump + coronavirus potrebbe però aver velocizzato il processo: secondo l’ultimo sondaggio CbsNews/YouGov, Trump avrebbe un vantaggio di un solo punto, sotto il margine di errore, e questo metterebbe di fatto il Texas fra gli Stati in bilico. Il dato è confermato, più o meno, da tutti gli altri sondaggi, che danno Trump o Biden avanti di un soffio. «Le cose possono cambiare», sostengono gli analisti di Cnn Politcs, ma «a questo punto della campagna possiamo considerare il Texas in bilico».

Di certo, i democratici ora ci credono e stanno spingendo Biden a essere più ambizioso e a fare una campagna aggressiva non solo in Texas, ma anche in Georgia, due roccaforti conservatrici che in genere vengono tralasciate dai democratici. Nel 2020, però, tutto è diventato possibile. La sintesi l’ha fatta al New York Times Marc Veasey, deputato del distretto di Forth Worth: «È il momento migliore per vincere il Texas dai tempi di Jimmy Carter».

Corriere della Sera, 13 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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