«Uno spudorato abuso di potere». Così la governatrice democratica dell’Oregon Kate Brown ha definito i raid condotti a partire almeno dal 12 luglio dagli agenti federali americani nelle strade di Portland. Nella notte fra venerdì e sabato, ancora una volta, agenti in uniforme mimetica ed equipaggiamento tattico hanno assalito i manifestanti che — per la cinquantesima notte di fila dopo la morte di George Floyd a Minneapolis — protestavano contro la brutalità della polizia, sparando gas lacrimogeni sui cittadini: tutti i giornali americani riferiscono di feriti e di persone arrestate, portate via a bordo di furgoni anonimi senza motivo. «È un attacco alla democrazia», ha dichiarato il sindaco democratico di Portland Ted Wheeler, denunciando le ronde degli agenti federali. «Tieni le truppe nei tuoi edifici, o fagli lasciare la città», ha intimato Wheeler venerdì sera, durante una conferenza stampa. Nelle stesse ore, il procuratore generale dello Stato Ellen Rosenblum ha annunciato che il dipartimento di Giustizia sta intentando una causa contro il governo federale, accusato di aver arrestato e detenuto i manifestanti senza motivo. «Queste tattiche devono finire», ha affermato Rosenblum: «Non solo impediscono ai cittadini di esprimere il loro diritto a manifestare pacificamente, come sancito dal primo emendamento, ma creano anche una situazione pericolosa nelle nostre strade».

Le ronde sarebbero portate avanti dalle «squadre di dispiegamento rapido» ideate dal dipartimento per la Sicurezza interna per proteggere — come richiesto dal presidente Trump con un ordine esecutivo — statue, monumenti e proprietà federali durante le proteste. Secondo un memo interno ottenuto dalla rivista The Nation, gli agenti farebbero parte della Protecting American Communities Task Force, che ha il compito di affrontare le rivolte civili che hanno seguito la morte di Floyd. Queste squadre di dispiegamento rapido sono state inviate in particolare a Portland, Seattle e nella capitale Washington, e sono composte in totale da circa 2 mila agenti della Customs and Border Protection (la polizia di frontiera americana), della guardia costiera e di altre due agenzie federali. A Portland, una delle città più radicali d’America, le ronde avrebbero però oltrepassato il limite.

Come spiega un rapporto dell’Oregon Public Broadcasting — la radiotelevisione pubblica locale — gli agenti in divisa mimetica uscirebbero da veicoli anonimi per prelevare manifestanti senza fornire spiegazioni. Lo ha confermato al New York Times Mark Pettibone, 29 anni, il cui arresto, ripreso in video, ha scatenato forti proteste: alcuni agenti in mimetica lo hanno avvicinato e caricato su un furgone mercoledì attorno alle 2 del mattino, senza identificarsi e coprendogli gli occhi con il cappellino che indossava. «Sembrava fossero stati inviati in una guerra in Medioriente», ha spiegato Pettibone, che è stato poi trattenuto in una cella del tribunale senza motivazione e rilasciato dopo due ore, quando ha chiesto di poter chiamare un avvocato. Gli agenti — ha spiegato al Times — erano vestiti esattamente come le milizie di estrema destra che in questi 50 giorni si sono più volte scontrate più volte con i manifestanti. Il 12 luglio, inoltre, un manifestante di nome Donavan La Bella sarebbe stato colpito da proiettili «non letali» che gli hanno fratturato il cranio.

Per fermare le ronde, la governatrice Brown si è rivolta pubblicamente al dipartimento per la Sicurezza interna, ma il segretario Chad Wolf si è rifiutato. «Ogni notte una folla violenta di anarchici incoraggiati dall’assenza di polizia locale distrugge proprietà pubbliche, compreso il tribunale federale», ha dichiarato Wolf, arrivato giovedì in città. Lo stesso Trump, la scorsa settimana, aveva affermato di voler «dominare» i manifestanti, aggiungendo di aver inviato personale della Sicurezza interna a Portland perché «i locali non riuscivano a gestire la situazione». Secondo Brown, l’amministrazione Trump starebbe invece usando Portland per mandare un messaggio — il Law and Order sbandierato dal presidente — ai suoi sostenitori. «Stanno provocando scontri per motivi politici e per distrarre l’opinione pubblica dal coronavirus», ha affermato la governatrice Brown. «Quello che sta succedendo a Portland», ha dichiarato al New York Times Robert Evans, giornalista freelance che per Bellingcat ha seguito le guerre in Iraq e Ucraina, «è la cosa più vicina a una vera guerra, proiettili esclusi. E lo dico da persona che ha visto la guerra in altri Paesi».

Corriere della Sera, 18 luglio 2020

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