L’amministrazione Trump sta trattando lo sgombero di Portland con le autorità locali, ma intanto le immagini che arrivano dall’Oregon sono agghiaccianti, scene da guerra civile: sul centro cittadino la sera si alza una nuvola di gas lacrimogeni che i manifestanti, armati di soffiatori di foglie, respingono al mittente. Gli agenti federali – chiamati ufficialmente a difendere il tribunale – caricano però senza discriminare, colpendo anche il muro delle mamme che protesta pacificamente.

Un thread pubblicato su Twitter dall’attivista Amy Sisking mostra nell’ordine:

  • tre agenti in divisa mimetica che, manganello alla mano, immobilizzano a terra una donna che non oppone grossa resistenza;
  • il muro con magliette gialle e caschi da bici che viene minacciato dagli agenti e colpito dai lacrimogeni sparati a distanza ravvicinata;
  • una donna con il naso sanguinante che urla “non respiro” mentre viene immobilizzata a terra da due agenti che le tengono il manganello sulla schiena;
  • L’immagine di una donna portata via da un agente: di lei, scrive Siskind, non si è più saputo niente;
  • Una donna di 41 anni, madre di tre bambini, ferita alla fronte da quello che, probabilmente, era uno dei “proiettili non letali” sparati dai federali (qui la foto, con l’avvertimento che la visione è sconsigliata a chi è impressionabile). Non ha avuto danni cerebrali né al cranio, eppure quel buco sulla fronte racconta parecchio di ciò che sta avvenendo oggi negli Stati Uniti.

Corriere della Sera, 29 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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