Allan Lichtman è considerato il Nostradamus delle presidenziali americane: nel 2016 ha previsto la vittoria di Donald Trump e da quando ha cominciato, nel 1984, ha indovinato il risultato di ogni elezione. I suoi pronostici si basano su 13 domande vero/falso che ha elaborato nel 1981 con lo scienziato russo Vladimir Keilis-Borok, uno dei massimi esperti mondiali nella predizione di terremoti. «Abbiamo analizzato ogni elezione dal 1860 al 1980 in termini geofisici: stabilità o terremoto, ovvero il partito che è alla Casa Bianca mantiene la presidenza oppure perde il potere», spiega al Corriere  lo storico dell’American University, 73 anni. I suoi pronostici non sono influenzati da sondaggi, cambiamenti demografici o opinioni personali, ma partono dal presupposto che le elezioni sono innanzitutto una valutazione dell’operato del partito in carica.

Professore, chi vincerà?

«Le 13 chiavi per la Casa Bianca hanno risposte oggettive: se almeno sei sono false si verifica un terremoto. Trump ne ha 7, quindi  perderà la Casa Bianca. Nel sistema Biden è praticamente irrilevante, ma sta correndo la campagna giusta, senza dare nell’occhio. C’è un vecchio adagio che dice: “Mai interrompere il tuo avversario quando sta facendo errori”».

Quindi sarà Trump a perdere?

«Trump ha commesso un errore fondamentale. Nel 2016 mi ha scritto una lettera ringraziandomi per il pronostico, ma non ha capito le chiavi: conta come governi, non come fai campagna elettorale. Quando ha dovuto confrontarsi con la pandemia e con le richieste di giustizia sociale ha provato a liberarsene a parole. Questo ha portato al più grande rovescio nella storia politica americana: è passato dall’essere un vincitore quasi certo nel 2019 a essere predetto sconfitto».

Anche lei in realtà, un errore lo ha commesso: nel 2000 ha chiamato la vittoria di Al Gore, che — come Hillary Clinton quattro anni fa — vinse il voto popolare ma perse le elezioni a causa del collegio elettorale.

«Non succedeva dal 1888. Questa è l’unica modifica che abbiamo apportato alle chiavi: dal 2016 pronostichiamo il vincitore, non più il voto popolare. La ragione è che ormai c’è una divergenza strutturale fra il voto popolare e quello del collegio elettorale. I democratici, grazie a New York e California, partono da 2 o 3 milioni di voti in più, che equivalgono però a un pareggio nel collegio elettorale».

Non ha nessun dubbio quest’anno?

«Ci sono due cose che mi tengono sveglio la notte: la prima è che Trump e i suoi fedelissimi stanno facendo tutto quello che possono per sopprimere il voto. Dipendono soltanto da maschi bianchi e anziani come me: non possono aumentare la propria base, allora provano a tenere bassa l’affluenza dei democratici. L’altra  è un intervento russo: sappiamo che torneranno e che, di nuovo, Trump accetterà quel che faranno per suo conto».

Corriere della Sera, 22 agosto 2020 (Pagina 15)

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