Non devono essere stati semplici i pranzi di famiglia in casa Conway, negli ultimi quattro anni. «Lei», Kellyanne, era — fino a ieri — la più fidata consigliera del presidente Donald Trump, nonché la prima campaign manager donna a vincere un’elezione presidenziale: sondaggista, consulente politica, chiamata a condurre la campagna elettorale nel luglio 2016 e inventrice dell’espressione più caratteristica di questa presidenza, «fatti alternativi», domenica ha annunciato che lascerà a fine mese la Casa Bianca, dopo aver tenuto mercoledì il suo discorso alla convention repubblicana. Nel frattempo «lui», il marito George, avvocato conservatore e antitrumpiano, si è preso ufficialmente una pausa da Twitter, la piattaforma da cui lanciava i suoi ripetuti attacchi al presidente, e si è dimesso dal Lincoln Project, il comitato di azione politica che ha fondato e che riunisce repubblicani dissidenti.

In mezzo c’erano i figli, tre trumpiani e la quindicenne Claudia, circa 650 mila follower su TikTok, dove si definisce «un’attivista di sinistra»: anche lei, domenica, si è presa una «pausa di salute mentale» dai social network, dopo aver più volte trollato i genitori, che il mese scorso erano stati costretti ad attivare una sorta di censura familiare. Claudia aveva prima trasmesso in diretta una discussione con la madre, poi si era rivolta al padre su Twitter — dove ha altri 400 mila follower — dicendo che le dispiaceva che il suo «matrimonio fosse fallito». La censura, però, non è durata a lungo: a fine luglio aveva chiesto di essere adottata dalla deputata-star socialista Alexandria Ocasio-Cortez, domenica sono arrivati gli ultimi attacchi ai genitori, che hanno generato un piccolo terremoto politico.

«Il lavoro di mia madre mi ha rovinato la vita, tanto per cominciare: fa male vederla continuare per la sua strada, nonostante siano anni che i suoi figli soffrono. È un’egoista, tutta una questione di soldi e fama», ha scritto su Twitter Claudia, il cui scontro con i genitori sarebbe iniziato nel 2016, quando la famiglia si è trasferita dal New Jersey a Washington. Al tempo aveva persino lanciato una petizione su Change.org pur di evitare il trasloco. «Quanto a mio padre», ha aggiunto in un altro tweet, «politicamente non andiamo d’accordo su nulla: abbiamo soltanto un po’ di buon senso entrambi, quando si parla del presidente».

Parole taglienti, che hanno ricevuto centinaia di migliaia di cuori, hanno portato i panni sporchi di casa Conway in tendenza su Twitter e, soprattutto, hanno costretto i genitori a prendere provvedimenti. «Mi ritiro dal Lincoln Project, per dedicare più tempo alle questioni familiari. Mi prenderò anche una pausa su Twitter. Non c’è bisogno di dire però che continuerò a sostenere il Lincoln Project e la sua missione. Appassionatamente», ha scritto ieri sera su Twitter il padre George, 56 anni, prima di condividere un articolo sulle dimissioni della moglie.

«Meno drama e più mama, da ora in poi, per i miei amati figli», ha annunciato contemporaneamente Kellyanne, 53 anni, dopo aver informato della sua decisione il presidente. In un comunicato ufficiale, un documento Dropbox condiviso su Twitter, ha spiegato che il suo percorso nell’amministrazione Trump è stato esaltante e l’ha resa al tempo stesso più umile, ma che lei e George — con cui è sposata dal 2001 — hanno preso questa decisione pensando a ciò che era meglio per i loro figli. «Ci sono parecchie cose su cui non siamo d’accordo», ha ammesso, «ma siamo uniti su quella che conta di più: i figli. I nostri ragazzi sono adolescenti, stanno per cominciare un nuovo anno scolastico e almeno per i primi mesi l’insegnamento sarà da remoto. Come sanno milioni di genitori in tutto il Paese, i ragazzi che faranno lezione da casa hanno bisogno di un livello di attenzione e controllo insolito, come lo sono questi tempi. Questa è una mia scelta, è la mia voce».

Lo staff del presidente ha provato a farle cambiare idea. Le hanno proposto di prendersi un periodo di pausa dalla Casa Bianca, unendosi alla campagna elettorale, ma Kellyanne ha rifiutato: non aveva nessuna intenzione di viaggiare ogni giorno, scrive il Washington Post, passando troppo tempo lontano dalla famiglia. L’adolescenziale richiesta di aiuto e attenzione di Claudia, insomma, è stata ascoltata, e il suo ultimo tweet è la versione digitale di una bandiera bianca, un armistizio nella guerra dei Conway: «Ci vediamo presto», ha scritto, ricevendo altri centomila cuori. «Grazie per l’amore e il sostegno. Non odiate i miei genitori, per favore». In alto, sul suo profilo, resta però un messaggio, appuntato il 29 luglio: «Ricordatevi che un voto per un terzo partito è un voto per Trump».

Corriere della Sera, 24 agosto 2020

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