I Milwaukee Bucks si fermano: «Non possiamo pensare al basket»

La protesta dello sport americano, che chiede giustizia per Jacob Blake, è cominciata nel pomeriggio di mercoledì, quando i Milwaukee Bucks — che normalmente giocano le proprie partite a 65 chilometri di da Kenosha — hanno annunciato che non avrebbero disputato la partita dei playoff prevista in serata contro gli Orlando Magic. La squadra ha deciso di restare nello spogliatoio poi, qualche ora dopo, ha incontrato la stampa nei sotterranei del palazzetto di Disney World, affidando all’ala Sterling Brown — che a gennaio 2018 era stato colpito con un taser da un agente della polizia di Milwaukee, intervenuto per un semplice divieto di sosta — un discorso per spiegare la decisione di non giocare la partita. «Gli ultimi quattro mesi hanno messo in evidenza le ingiustizie razziali a cui è sottoposta la comunità afroamericana. In tutto il Paese, i cittadini hanno usato la propria voce e le proprie piattaforme per denunciarle», ha letto Brown. «Nonostante ci sia un’universale richiesta di cambiamento, non sono stati presi provvedimenti: per questo non possiamo pensare al basket». Dopo le ultime parole lette da Brown, con cui i Bucks hanno chiesto giustizia per Blake e che gli agenti siano tenuti a rispondere di quanto accaduto, il gruppo dei giocatori è uscito senza rispondere alle domande su cosa accadrà al resto della stagione.

LeBron James, Kawhi Leonard e la sospensione dell’Nba

La decisione dei Bucks ha scatenato un’ondata di sostegno, e tutte le squadre impegnate nella serata di mercoledì hanno deciso di non scendere in campo. sono saltate così la partita fra Oklahoma City Thunder e Houston Rockets e quella fra Portland Trail Blazers e Los Angeles Lakers. Proprio i Lakers, insieme ai concittadini dei Clippers, hanno portato avanti la mozione di annullare il resto dei playoff durante l’assemblea dell’associazione dei giocatori. I principali sostenitori della protesta sono state le due stelle delle squadre di Los Angeles: LeBron James, appunto, e Kawhi Leonard, giocatore solitamente silenzioso che invece ha deciso di parlare in assemblea. Quando le altre franchigie dell’Nba hanno scelto di proseguire, James ha abbandonato la sala seguito subito dopo dai compagni di squadra e dai Clippers. In serata, poi, la stella dei Lakers ha attaccato Trump via Twitter — «Fuck this man», ha scritto tutto in maiuscolo. «Vogliamo un cambiamento, siamo stufi» — ricevendo 1,2 milioni di like. Nel pomeriggio, la lega ha dato l’annuncio ufficiale con un tweet: «L’Nba e l’Nbpa hanno annunciato oggi che, alla luce della decisione dei Milwaukee Bucks di non scendere in campo per gara 5 contro gli Orlando Magic, le tre partite di oggi — Milwaukee-Orlando, Houston-Oklahoma e Los Angeles Lakers-Portland — sono state posticipate. La gara 5 di ogni serie verrà riprogrammata». Alla fine, però, la stagione non sarà interrotta: nell’assemblea di giovedì mattina i giocatori hanno deciso di riprendere i playoff.

Lo stop della Major League Baseball ispirato dai Bucks

I Bucks sono stati immediatamente seguiti anche dai concittadini dei Brewers, franchigia di baseball che ha annullato l’incontro previsto nella notte contro i Cincinnati Reds. «Siamo stati ispirati dai Bucks», ha affermato il giocatore dei Brewers Ryan Braun. «La nostra squadra e i Reds sentivano che, mentre la nostra comunità e l’intera nazione affrontano questo dolore, fosse meglio concentrarci al 100% su cose più importanti del baseball», ha aggiunto il pitcher di Miwaukee Brent Suter, rappresentate della squadra nel sindacato dei giocatori. A loro si sono subito accodati i Seattle Mariners — squadra che rappresenta una delle città più radicali d’America e che ha in rosa il maggior numero di giocatori neri dell’intero campionato di baseball — che hanno annullato la partita contro i San Diego Padres, e i Los Angeles Dodgers, che hanno posticipato quella con i San Francisco Giants. «Mi ricorderò per sempre di questo giorno, e mi ricorderò per sempre che la mia squadra mi ha sostenuto», ha affermato Mookie Betts, stella dei Dodgers che subito aveva detto di non voler giocare.

La Major League Soccer

Anche il calcio americano si è fermato, quasi per intero. Delle sei partite in programma ieri si è disputata regolarmente solo quella fra Nashville e Orlando City. L’incontro fra Atlanta e Miami è stato prima rimandato di 20 minuti, poi sospeso. Lo stesso è successo a Salt Lake City, nello Utah, dove doveva scendere in campo il Los Angeles FC: i giocatori della squadra california si sono fatti fotografare tutti abbracciati, con la mascherina e la maglietta nera di Black Lives Matter.

Naomi Osaka ferma il tennis

Il Masters 1000 di tennis a Cincinnati non si giocherà. La decisione è stata presa congiuntamente da Atp, Wta e Usta (la federazione americana) nella notte, con i match rinviati a venerdì e le finali che, a questo punto, slitterebbero a sabato. Giovedì sera Naomi Osaka — ex numero uno del mondo oggi decima, nonché l’atleta donna più pagata al mondo — ha annunciato l’intenzione di non giocare la sua semifinale contro Elise Mertens. «Come molti di voi sapranno, dovevo giocare la mia semifinale domani», ha scritto la tennista giapponese, «Prima di essere un’atleta sono però una donna nera, e come donna nera credo che ci siano cose più importanti cui prestare attenzione piuttosto che vedermi giocare a tennis. Non credo accadrà nulla di drastico se non gioco, ma iniziare una discussione in uno sport principalmente bianco è un passo nella giusta direzione. Guardare il continuo genocidio della gente di colore per mano della polizia mi fa venire il voltastomaco. Non ne posso più di veder spuntare nuovi hashtag ogni giorno e sono stanca di ripetere sempre i soliti discorsi».

Corriere della Sera, 27 agosto 2020

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