La Camera americana ha approvato quasi all’unanimità una legge che vieta l’importazione di prodotti realizzati nei campi di prigionia dello Xinjiang, regione nel Nordovest della Cina dove l’etnia musulmana e turcofona degli uiguri è sottoposta ad una campagna di detenzione forzata e — secondo le associazioni per i diritti umani — genocidio da parte del governo di Pechino. Con un voto 406-3, la legge introdotta dal democratico Jim McGovern del Massachusetts (e accompagnata da una simile in Senato, firmata dal repubblicano della Florida Marco Rubio) richiederà alle aziende americane di mostrare prove «chiare e convincenti» che i prodotti provenienti dallo Xinjiang «non sono realizzati tramite lavori forzati».

Con questa legge gli Stati Uniti intendono aumentare la pressione e l’attenzione nei confronti delle violazioni dei diritti umani commesse dal governo centrale di Pechino, in chiave economica ma soprattutto politica, in uno scontro a tutto campo — andato in scena anche ieri, all’assemblea generale dell’Onu — che ha portato il segretario di Stato Mike Pompeo a criticare duramente l’accordo fra Cina e Vaticano. Proprio il segretario di Stato, secondo la legge, dovrà determinare entro 90 giorni se nello Xinjiang il lavoro forzato sia «diffuso e sistematico, al punto da costituire un’atrocità» di massa.

Secondo il direttore esecutivo dello Uyghur Human Rights Project, Omer Kanat, la popolazione ripone molte speranze in questo voto. «Ora deve agire anche il Senato», ha dichiarato Kanat. «Tutti i governi del mondo devono adottare misure per rispondere alle atrocità di massa commesse dal governo cinese in una scala che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale».

P.S. Se ve lo state chiedendo, i tre «Nay» sono stati pronunciati dal repubblicano del Kentucky Thomas Massie, dal collega di partito dell’Ohio Warren Davidson e da Justin Amash, deputato del Michigan che ha lasciato il partito repubblicano per unirsi ai libertari, valutando anche una candidatura alla presidenza.

Corriere della Sera, 23 settembre 2020 (newsletter AmericaCina)

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