Non sono bastate le smentite della Casa Bianca e le prese di distanza, più o meno dirette, dei leader repubblicani. Ieri sera, prima di partire per la North Carolina, il presidente Donald Trump ha ribadito che non si impegna a garantire una transizione pacifica del potere. «Vogliamo essere sicuri che l’elezione sia onesta, e non sono sicuro che possa esserlo», ha detto ai giornalisti presenti sul south lawn della Casa Bianca. Poco prima, a Fox News Radio, aveva spiegato che ammetterà la sconfitta soltanto dopo una decisione della Corte Suprema.

In questa frase si incrociano dunque le due battaglie che — insieme alle proteste per la giustizia sociale, alla pandemia in corso e alla conseguente crisi economica — domineranno il dibattuto da qui al 3 novembre, e probabilmente oltre: la nomina di una sostituta di Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema, che i democratici faranno il possibile per osteggiare, e la polemica sul voto per corrispondenza, che il presidente, senza fornire prove, attacca da mesi definendolo «fraudolento».

In realtà le cronache recenti non riportano brogli, se non piccoli tentativi commessi da funzionari di partito. Una mano, in questo senso, gli è arrivata dal dipartimento di Giustizia — istituzione tradizionalmente indipendente dalla politica, ma ora guidata dal fedelissimo di Trump Bill Barr — che proprio ieri ha annunciato un’indagine su nove schede elettorali per i militari ritrovate in un cassonetto in Pennsylvania: sette, a quanto pare, erano voti espressi per Trump. Chissà che la «sorpresa d’ottobre» non arrivi da qua.

Agitando lo spettro dei brogli, intanto, Trump incita la sua base e cerca di mettere al riparo il proprio brand da un’eventuale sconfitta. «Il presidente suggerisce che non perderà le elezioni, a meno che non ci siano brogli nel voto per corrispondenza», spiega il sito della destra alternativa Breitbart. E così, ora, tanto a sinistra quanto a destra, negli Stati Uniti si comincia a temere una crisi costituzionale.

Ma c’è davvero un rischio di violenza dopo le elezioni americane? Abbiamo provato a rispondere qua.

Corriere della Sera, 25 settembre 2020 (newsletter AmericaCina)

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