Ogni anno milioni di persone – e fra loro parecchi italiani – tentano la sorte con il Diversity Immigrant Visa Program, la lotteria che garantisce una green card per lavorare e vivere negli Stati Uniti. Nel 2019 sono state accettate 14 milioni di domande, che compresi i nuclei familiari portavano a 23 milioni il numero di persone che speravano di trasferirsi in America nel 2020. Fra loro sono stati estratti a sorte dal computer 55 mila vincitori, che però sono rimasti impigliati in una doppia rete, la pandemia e la politica sull’immigrazione di Trump, e ora rischiano di vedere svanire la propria fortuna. C’è tempo fino al 30 settembre per completare le procedure, ma finora sono state emesse soltanto 14.636 green card.

A marzo, infatti, ambasciate e consolati americani in tutto il mondo hanno interrotto per la pandemia l’emissione di visti, fatta eccezione per le emergenze. Ad aprile, il presidente Trump ha sospeso l’ingresso nel Paese di immigrati che potevano “rappresentare un rischio per il mercato del lavoro americano”. A inizio settembre, dopo che un’associazione per i diritti civili si è appellata contro “l’immigration ban” emesso dal presidente, è arrivata la decisione della corte distrettuale di Washington, che ha ordinato all’amministrazione Trump di aprire le porte del Paese ai vincitori della lotteria.

L’ufficio per gli affari consolari del dipartimento di Stato ha dato allora il via libera e per i 55 mila vincitori è cominciata una corsa contro il tempo, con il rischio di perdere il biglietto vincente della lotteria. Le procedure, infatti, possono essere completate solo dove le condizioni sanitarie e la presenza di personale lo permette e, senza intervista in consolato, non si ottiene il permesso di soggiorno. Oltretutto racconta il Miami Herald che molti vincitori, come ad esempio cubani e venezuelani, devono ottenere l’intervista in un altro Paese perché nel loro non esiste un servizio consolare, ma il coronavirus gli impedisce di spostarsi.

“È improbabile che gli Stati Uniti siano in grado di soddisfare tutte le richieste entro il 30 settembre”, ha chiarito a Forbes un funzionario anonimo del dipartimento di Stato. Il giudice che si occupa del caso, Amit Mehta, potrebbe ora estendere la scadenza oltre il 30 settembre. In ogni caso, però, i vincitori non potranno entrare negli Stati Uniti prima del 2021, quando scadrà il divieto di Trump.

Corriere della Sera, 29 settembre 2020 (newsletter AmericaCina)

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