È stata una lotta nel fango che ha colpito le famiglie dei candidati e la regolarità delle elezioni, ma c’è uno scambio che riassume bene il clima che ha avvolto il primo dibattito fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden. «Signor presidente, s’impegna a condannare i suprematisti bianchi e le milizie?», chiede il moderatore Chris Wallace dopo un’ora di dibattito, tendendo un filo rosso fra gli scontri seguiti per mesi alla morte di George Floyd e quelli di Charlottsville del 2017, quando il presidente addossò le responsabilità a «entrambe le parti». Trump esita, sembra quasi che stia per esprimere una condanna, invece chiama a raccolta i suoi e si lancia in un attacco agli Antifa e ai gruppi di sinistra, che ritiene gli unici responsabili delle violenze scoppiate durante l’estate in molte città americane. «Quasi tutto quello che vedo è causato dai radicali di sinistra, non è un problema dei conservatori», afferma, portando all’estremo la sua strategia del «law and order»: le rivolte sono provocate dalla sinistra, questa sarebbe l’America di Biden se venisse eletto, solo io posso mantenere sicuro questo Paese.

È il momento più duro di un dibattito spigoloso, ancora peggiore del finale in cui il presidente ribadisce i propri dubbi sulla regolarità delle elezioni e sulle «frodi» legate al voto per corrispondenza, e non si impegna a garantire un «pacifico passaggio» di consegne nel caso dovesse perdere il 3 novembre. «Anche perché non ci sarà bisogno di transizioni», sostiene. In ogni caso, però, lancia un appello ai Proud Boys, il gruppo di estrema destra lanciato dal co-fondatore di Vice Gavin McInnes e corresponsabile degli scontri avvenuti soprattutto a Portland negli ultimi mesi. «Chi volete che denunci?», chiede sprezzante. E quanto Biden risponde «i Proud Boys», lui reagisce sprezzante. «Proud Boys, stand back and stand by», dice, per la gioia dei membri che su Telegram esultano per essere stati citati nel dibattito e inseriscono la frase nello stemma del gruppo. «Il presidente Trump ha detto ai Proud Boys di stare allerta perché qualcuno deve affrontare gli Antifa», scrive su Twitter uno dei leader dell’organizzazione, Jason Biggs. «Bene signore, siamo pronti!».

Quell’affermazione — letteralmente «state indietro e state allerta» — lascia molta confusione fra spettatori e commentatori. «Non si capisce se quella del presidente fosse una risposta o un’ammissione. Deve all’America una spiegazione, o delle scuse», scrive il Ceo dell’Anti-Defamation League Jonathan Greenblatt su Twitter, dove si scomoda persino il dizionario Merriam-Webster, che durante il dibattito spiega: «“Stand back” significa fare dei passi indietro, ma “stand by” vuol dire essere pronti a ad agire». Insomma, indietro sì, ma state allerta. «In una nazione rovinata dai disordini», dichiara David French, commentatore conservatore ma anti-trumpiano, «si tratta della dichiarazione più irresponsabile e riprovevole che abbia mai sentito fare a un presidente».

Alla fine del confronto, si parla soprattutto della risposta di Trump sui suprematisti bianchi. «Ci sono tre cose che restano di questo dibattito», ha spiegato il commentatore afroamericano di Cnn Van Jones pochi minuti dopo la fine. «Primo, che Donald Trump non ha denunciato il suprematismo bianco; secondo che il presidente degli Stati Uniti non ha denunciato il suprematismo bianco; terzo che il comandante in capo di questo Paese non ha denunciato il suprematismo bianco». Secondo Jones, infatti, le parole di Trump che, a domanda diretta, si rifiuta di fatto di rispondere, suonano come un messaggio che il presidente degli Stati Uniti ha inviato agli afroamericani in un momento di profonda divisione del Paese, travolto dalle proteste per la giustizia sociale. «Il figlio di un mio amico ha appena chiesto al padre se devono comprare delle armi per difendersi, perché si sente in pericolo», spiega Jones, chiarendo cosa una parte del Paese ha sentito fra le parole del suo presidente .

Corriere della Sera, 30 settembre 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...