Al termine di una serie infinita di guai con la giustizia, John McAfee è stato incastrato per evasione fiscale. Il pioniere della cyber-sicurezza, 75 anni, fondatore del colosso degli antivirus che porta il suo nome, è stato arrestato sabato all’aeroporto di Barcellona mentre cercava di imbarcarsi su un volo per Istanbul, ed è ora in attesa di estradizione. McAfee era stato incriminato a giugno dal dipartimento di Giustizia, che lo accusa di non aver presentato la dichiarazione dei redditi dal 2014 al 2018, nonostante abbia guadagnato nel frattempo milioni di dollari con consulenze, conferenze a pagamento e con la vendita dei diritti sulla sua vita per un documentario. Inoltre, secondo le accuse, si faceva pagare attraverso conti intestati a prestanome, per lo più in criptovalute che scambiava, utilizzava per comprare immobili (e uno yacht) e promuoveva su Twitter fingendosi consulente imparziale, ma ricevendo compensi in almeno 7 casi di initial coin offering, un crowdfunding per nuove valute. Secondo la Sec, la Consob americana, avrebbe guadagnato in questo molto oltre 23 milioni di dollari fra il 2017 e il 2018, truffando il suo milione di follower.

Figlio di una donna inglese e di un militare americano stazionato in Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale che si suicidò quando aveva 15 anni, una gioventù segnata da problemi di alcol e droga risolti — dice — grazie agli alcolisti anonimi, McAfee è diventato una leggenda della Silicon Valley negli anni Ottanta, realizzando il primo antivirus commerciale e creando da solo un mercato miliardario. Dopo aver lasciato nel 1994 la società, mise insieme una fortuna che nel 2007 era arrivata a toccare i 100 milioni di dollari. Complice la crisi del 2008, il patrimonio si è ridotto e, secondo le stime, si aggira ora fra i 9 e i 16 milioni. Da visionario della cyber-sicurezza si è trasformato nel frattempo in un personaggio di culto: tatuato, fuori da ogni schema, che si è costruito una voce con paranoici tweet antisistema e antitasse. Nel 2012 è finito per la prima volta su tutti i giornali dopo l’omicidio del suo vicino di casa, un americano ucciso con un colpo di pistola alla testa in Belize, dove McAfee viveva con un’ex prostituta di 16 anni: quando la polizia provò a interrogarlo fuggì dal Paese, insultando il governo che gli «chiedeva soldi» e sostenendo di temere per la propria vita.

Ricomparve in Guatemala, qualche settimana dopo: a svelarne per errore il nascondiglio furono un giornalista e un fotografo che lo avevano intervistato. Fu arrestato per essere entrato illegalmente nel Paese, poi rilasciato e per un po’ tornò nell’oscurità. Fino al 2016, quando si candidò alla presidenza con il partito libertario, senza successo. Lo scorso anno, un tribunale della Florida lo ha condannato a pagare 25 milioni per la morte del vicino. «Non ne sono mai stato accusato e non pagherò», disse via Twitter, affermando di essere vittima di «estorsione». Qualche mese dopo fu arrestato di nuovo nella Repubblica Dominicana per possesso illegale di armi da fuoco ed espulso. Sabato è arrivato l’ultimo arresto, con accuse che potrebbero ora portarlo in carcere per i prossimi 30 anni.

Corriere della Sera, 7 ottobre 2020 (pag 17)

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