È rimasta soltanto una settimana di questa campagna elettorale deragliata a causa della pandemia, e la strada che i candidati – e i loro vice – percorreranno da qui al 3 novembre ci può aiutare a capire ambizioni e paure dei due sfidanti.Donald Trump e Joe Biden proveranno a giocarsi le ultime carte soprattutto negli Stati in bilico, quelli che sperano di conquistare o temono di perdere, come hanno fatto nel weekend in Florida, dove il presidente ha votato e ha provato a stimolare il voto anticipato con eventi in tutto lo Stato, mentre lo sfidante ha mandato Barack Obama (che è andato a Miami e martedì sarà a Orlando).

Oggi Trump sarà in Pennsylvania, Stato vitale per le ambizioni dei due candidati. Terrà comizi ad Allentown, Litiz e Martinsburg, ma tornerà anche nei prossimi giorni. Il programma del presidente prevede infatti diversi viaggi nei tre Stati della «Rust Belt» (la cosiddetta «cintura di ruggine) – gli altri sono Michigan e Wisconsin – che nel 2016 gli permisero di arrivare alla Casa Bianca per 77.744 voti totali: un segno, dunque, che secondo il suo staff la partita si deciderà di nuovo lungo la dorsale industriale del Paese. Durante la settimana, però, il presidente si recherà anche in Nebraska, dove ha un buon vantaggio, Arizona e Nevada, dove invece è indietro di poco.

Sembrerebbe una strategia conservativa: Nevada a parte, sono tutti Stati che vinse nel 2016. Biden, invece, oggi rimarrà a casa, in Delaware, come ha fatto spesso durante questa campagna elettorale: un po’ per timore del contagio, un po’ per strategia. Sebbene il partito lo volesse più presente nel dibattito, l’ex vicepresidente ha preferito infatti appoggiarsi a una vecchia regola delle campagne elettorali, come ci aveva spiegato il professor Allan Lichtman: «Mai interrompere il tuo avversario quando sta facendo errori».

Domani l’ex vicepresidente si recherà in Georgia, Stato dalla lunga tradizione repubblicana – non vota un democratico dal 1992 – su cui scommette: gli ultimi sondaggi danno i due sfidanti in parità, e Biden visiterà Warm Springs, cittadina di 400 abitanti dove morì Franklin Roosevelt nel 1945.

In campo democratico, gli indizi più efficaci arrivano seguendo il tragitto di Kamala Harris, che negli ultimi giorni è stata in Florida, Georgia, North Carolina, Ohio e Michigan. Martedì l’aspirante vicepresidente sarà in Nevada, e venerdì volerà in Texas, Stato che i repubblicani non perdono dal 1976. Qui si gioca la grande scommessa progressista: con 38 voti elettorali il Texas è il secondo Stato più pesante (dopo la California che ne conta 55) e, dovesse passare di mano, i giochi sarebbero chiusi. Nevada a parte, anche qui, sono tutti Stati vinti da Trump nel 2016.

Corriere della Sera, 26 ottobre 2020 (newsletter AmericaCina)

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