Strand non è solo la più grande libreria indipendente di New York, un colosso che si vanta di avere 18 miglia di libri nuovi, usati e rari: è un simbolo della città. È apparsa in film come Julie & Julia (scritto e diretto da un’altra icona newyorkese, Nora Ephron) e Remember Me, in episodi di Sex & the City, in un racconto di Joyce Carol Oates; fra gli altri ci hanno lavorato Patti Smith (che non ha ricordi positivi dell’esperienza), il chitarrista dei Television Tom Verlaine, lo scrittore e sceneggiatore – e tante altre cose – Sam Shepard.

Soprattutto, Strand è amata dai suoi clienti — newyorkesi da generazioni, acquisiti, o di passaggio — che in quel palazzo all’angolo fra Broadway e la 12esima strada trovano da 93 anni un po’ di quiete nel caos cittadino. Per questo, quando venerdì sera la proprietaria Nancy Bass Wyden — che fra gli scaffali della libreria ha visto lavorare il nonno e poi il padre — ha annunciato sui social network che il fatturato era calato del 70% rispetto all’anno scorso e che, nonostante numerose iniziative, la gestione era divenuta insostenibile, la città si è mobilitata.

«Per la prima volta in 93 anni di storia abbiamo bisogno di aiuto, comprate da noi e permetteteci di tenere aperte le porte finché non ci sarà un vaccino», ha scritto in un messaggio sull’account Twitter di Strand che, come tutte le grandi librerie indipendenti, ha faticato più degli altri a coprire i costi di locali e dipendenti durante la pandemia. La risposta è stata immediata. Nel weekend, davanti allo storico negozio di Broadway e a quello nuovo dell’Upper West Side si sono formate lunghe file e, soltanto nella giornata di sabato, Strand ha ricevuto 10 mila ordini online che hanno mandato in tilt il sistema.

Dopo 48 ore gli ordini online sono diventati 25 mila (in genere sono 600 nell’arco di due giorni), con una signora del Bronx che ne aveva effettuato uno da 197 libri. «Le dovrò mandare un biglietto di ringraziamento», ha spiegato al New York Times Wyden, la cui gestione è stata spesso criticata soprattutto dal sindacato interno dei dipendenti: questa estate, ad esempio, ha licenziato gran parte dello staff dopo aver ottenuto aiuti federali per 212 posti di lavoro. «È strano. La proprietà non è un granché, ma questo posto è un’istituzione. Ci venivano già i miei genitori», ha spiegato domenica al Times un cliente in fila.

La verità, in fondo, l’ha svelata la tanto detestata signora Wyden: tutti a New York hanno una storia su Strand. «Tutti mi dicono di continuo che questo è il loro luogo preferito», ha raccontato la proprietaria. «Una volta a un cocktail party ho conosciuto una persona, e mi ha detto che aveva accettato una proposta di matrimonio nella sezione dei libri rari». Più New York – e Nora Ephron – di così…

Corriere della Sera, 27 ottobre 2020 (newsletter AmericaCina)

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